Non c’è dubbio che il settore agroalimentare abbia per il nostro Paese un’importanza strategica sia per i prodotti di largo consumo sia per quelli diretti ad una nicchia di mercato più ristretta. Per rendersene conto è sufficiente fare un salto a Palo Alto, capitale tecnologica ed economica della Silicon Valley. Dove fino a pochi anni fa c’erano solo fast food e qualche pizzeria, oggi ad ogni angolo di strada troviamo locali fusion mediterranei, enoteche biologiche e caffetterie con una scelta di espresso macchiato caldo e freddo da far invidia al Caffè Florian.
Accade ancora troppo spesso però che il piatto o il prodotto che il turista gusta in Italia appaia un miracolo della terra, quasi un “dono di natura”. Nell’immaginario internazionale prevale questa immagine dell’Italian food e Italian wine, ben più del  sapiente, complesso e articolato saper fare che sta alle loro spalle. Questa consapevolezza  poi servirebbe anche a combattere il cosiddetto “Italian Sounding”, cioè la diffusione di prodotti con nomi, simboli e marchi che fanno il verso alle denominazioni italiane, ma sono realizzati altrove. Prodotti dunque “falsificati”, dietro i quali certo non si trovano i sapori e la qualità degli originali italiani.
La comunicazione, la promozione, il turismo enogastronomico e il marketing sono le armi a disposizione dei produttori per occupare il mercato interno ed esterno senza temere le falsificazioni del made in Italy. Con un obiettivo condiviso: fare leva su un patrimonio tradizionale per narrarlo, reinventarlo e rinnovarlo.
A questo scopo servono esperti capaci di coniugare  professionalità e conoscenza del prodotto. Manager della comunicazione e del marketing che diffondano l’idea che il prodotto enogastronomico è il risultato di un processo radicato nella storia dei nostri territori ma capace anche di coniugare queste radici con l’innovazione e la creatività. Queste conoscenze sono le condizioni per misurare il valore qualitativo di un prodotto e farlo conoscere al consumatore. Perciò, la formazione di professionalità che operino nel settore agroalimentare deve coniugare elementi storici, estetici, economici ispirati da un’unica filosofia: vino e cibo, oltre a prodotti industriali, sono i nostri più preziosi beni del gusto.
Ecco perché il Master in Filosofia del Cibo e del Vino prepara manager enogastronomici, che svolgano le mansioni che le aziende del settore ricercano, come testimoniato dai partner del Master.
L’agroalimentare è un comparto con una crescita certa, in cui c’è ampia richiesta di professionalità esperte di comunicazione e posizionamento del prodotto sui canali del mercato e dei media.
Un settore che interessa i giovani, come sempre attenti alle nuove possibilità di sviluppo provenienti oggi dal cibo e dal vino.
Questo Master, nuovo e innovativo, garantisce durante la didattica in aula e nei laboratori una formazione specialistica a completamento della laurea. E, grazie ai mesi di stage presso aziende di prim’ordine nel settore, offre la possibilità di prepararsi all’ingresso nel mercato del lavoro.

Il Direttore del Master,
Prof. Massimo Donà

Direttore del Master: Prof. Massimo Donà

Il Master in “Filosofia del Cibo e del Vino” dell’Università Vita-Salute San Raffaele è il primo Master nel settore enogastronomico che nasce da una stretta collaborazione tra università e aziende del settore. Non solo dunque lezioni in aula ma anche attività pratiche in azienda per pensare, raccontare e valorizzare il prodotto made in Italy.

Lo scopo è fornire la certezza di uno stage di qualità in alcune tra le più prestigiose aziende italiane. Questa esperienza lavorativa consentirà agli studenti di applicare e mettere alla prova le competenze acquisite in aula e nei laboratori pratici, di entrare in contatto con le diverse professionalità presenti nelle aziende e di mettersi alla prova in un contesto lavorativo di eccellenza italiano e internazionale.

Lo stage è il primo indispensabile bagaglio con cui costruire la propria carriera professionale e sarà possibile svolgerlo in una delle aziende partner o sostenitrici, in particolare le aziende del consorzio ISWA (Allegrini, Fontanafredda, Planeta, Villa Sandi, Arnaldo Caprai, Feudi, Di San Gregorio, Marchesi, De’ Frescobaldi) Eataly, Rana, Molino Quaglia, Gruppo Veronesi, Agriform, Calzedonia, Signorvino. 

 

Gruppo Intesa Sanpaolo

Intesa Sanpaolo si colloca tra i primissimi gruppi bancari dell’eurozona ed è leader in Italia in tutti i settori di attività (retail, corporate e wealth management). Il Gruppo offre i propri servizi a 11,1 milioni di clienti attraverso una rete di circa 4.100 filiali in Italia e a 8,1 milioni di clienti delle banche controllate operanti nel commercial banking in 12 Paesi. Si avvale anche di una rete internazionale specializzata nel supporto alla clientela corporate in 28 Paesi.

Intesa Sanpaolo Formazione è la società del Gruppo specializzata in consulenza, progettazione e realizzazione di progetti formativi su misura per aziende, a livello nazionale e internazionale.

www.intesasanpaolo.comwww.intesasanpaoloformazione.it

 

ISWA – Italian Signature Wine Academy

È un’alleanza strategica tra sette dei top brand del vino italiano: Allegrini, Arnaldo Caprai, Feudi di San Gregorio, Fontanafredda, Marchesi de’ Frescobaldi, Planeta e Villa Sandi. Insieme producono oltre 50 milioni di bottiglie annue, con un export che supera l’80%.

www.iswacademy.com

 

Eataly

Fondata nel 2003 da Oscar Farinetti, è attiva nella distribuzione e commercializzazione, a livello internazionale, di prodotti dell’eccellenza enogastronomica italiana integrando nella propria offerta produzione, vendita, ristorazione e didattica. Rappresenta una realtà del tutto peculiare, essendo la sola azienda italiana del food retail realmente internazionale, oltre che una realtà simbolo del cibo italiano e più in generale del made in Italy di alta qualità nel mondo.

www.eataly.net

 

Agriform 

Nata nel 1980 nel cuore della Pianura Padana, è una cooperativa di secondo  grado che associa alcuni tra i più importanti caseifici cooperativi dell’Italia nordorientale, per la produzione, stagionatura, confezionamento e commercializzazione di formaggi DOP tipici del Veneto e di altre regioni Italiane.

Prima realtà veneta, e tra le prime in Italia, nel settore del Grana Padano, Asiago, Piave e altri formaggi tipici regionali a Denominazione di Origine Protetta.Negli ultimi anni Agriform ha sviluppato inoltre la sua presenza nel Parmigiano Reggiano con l’acquisizione di due caseifici e di un centro di confezionamento.

Nello stabilimento di Sommacampagna l’azienda dispone di magazzini di stagionatura per oltre 200.000 forme di Grana Padano e di impianti di porzionatura e confezionamento tecnologicamente avanzati, per la perfetta conservazione igienica ed organolettica dei formaggi.

Grazie alla propria rete distributiva, Agriform esporta in più di 50 mercati esteri in cui realizza la metà del suo fatturato, che nel 2015 è stato di circa 140 milioni di euro.

Con il marchio «Oro del Tempo», Agriform propone una selezione di formaggi tipici a lunga stagionatura, la cui maturazione viene seguita direttamente in azienda da esperti “maestri casari”.

Agriform soc.coop.agr.

 

Hangar Design Group

E’ un collettivo multidisciplinare di designer, attivo da oltre trent’anni e già insignito da numerosi premi internazionali. Si occupa di creatività a tutto campo, applicata a progetti di branding nell’ambito del design e della comunicazione.

Operativo a livello internazionale, lo studio combina sapientemente capacità creativa e costante attenzione alla qualità, cimentandosi in progetti di retail, brand identity, product design, e ideando nuovi strumenti comunicativi, allestimenti e ambienti digitali.

Hangar Design Group conta su uno staff di oltre quaranta collaboratori, tra brand strategist, grafici, architetti, designer, web e multimedia developer. E’ presente a Treviso, Milano, New York e Shanghai.

www.hangardesigngroup.com

 

Lattebusche

Fondata nel 1954 a Busche di Cesiomaggiore (Belluno), la cooperativa lattiero-casearia Lattebusche, nell’area della montagna dolomitica veneta, ha contribuito in modo determinate a salvare dalla sua scomparsa l’allevamento di bovini.

La cooperativa opera su quattro stabilimenti produttivi dove lavora il solo latte proveniente dai soci.  Dispone inoltre di 11 bar bianchi per la vendita diretta di prodotti caseari.

Lattebusche è il principale produttore di formaggio Piave e il primo produttore di Grana Padano del Veneto.

www.lattebusche.com

 

Venissa

La tenuta Venissa è il risultato del recupero di una storica “vigna murata” di Dorona, con annessi ristorante (una stella Michelin) e wine resort con hotel nella Laguna di Venezia, a due passi dall’Isola di Burano.

www.venissa.it 

 

Veronesi Holding S.p.A.

www.gruppoveronesi.it

 

Molino Quaglia S.p.A.

Molino Quaglia è un’azienda di famiglia che dal 1914 macina solo i grani migliori.

Angelo Quaglia, capostipite del molino odierno, lasciò all’età di 13 anni la sua famiglia, di tradizione mugnaia già dal 1856, per avviare un piccolo molino a pietra costruito su zattere e mosso dalle acque del fiume Adige.

Nel 1937 abbandonò il corso d’acqua per trasferirsi sulla terraferma, a Vighizzolo d’Este (PD), località in cui il molino si sviluppa sino a prendere una dimensione industriale (1947) sotto la guida del figlio Annito Quaglia.

In seguito primati e riconoscimenti per l’alto livello produttivo non si fanno attendere, così nel 1986 diventa il primo Molino italiano a costruire un impianto per la torrefazione dei cereali, nel 1996 è il primo sul territorio nazionale ad ottenere la certificazione di qualità 9002 e solo due anni più tardi è riconosciuto come il più avanzato nella fascia di produzione di 4000 q/24 h.

È stato uno dei primi molini in Italia ad ottenere l’ambita certificazione di qualità BRC. Oggi è l’unico Molino italiano di dimensioni industriali ad aver messo a punto un moderno processo di macinazione a pietra, che sfrutta le più avanzate tecnologie di pulizia del grano da corpi estranei, infestanti e micotossine, in un ambiente produttivo che protegge la farina da contaminazioni esterne, dalla macina fino al sacco. Dal 1989 l’azienda è condotta dai tre fratelli Lucio, Chiara ed Andrea Quaglia.

www.molinoquaglia.org

 

Signorvino – Gruppo Calzedonia 

www.signorvino.com

https://it.calzedonia.com/

 

Pastificio Rana S.p.A

www.rana.it/it/

Tra i docenti del Master ci saranno: Enzo Bianchi, Eva Cantarella, Massimo Cacciari, Philippe Daverio, Massimo Donà (Direttore del Master), Paolo Fabbri, Antonio Gnoli, Franco La Cecla,  Gianni Moriani (Coordinatore del Master), Davide Oldani, Davide Paolini, Francesca Rigotti, Andrea Tagliapietra, Anna Maria Testa, David Riondino, Attilio Scienza, Italo Zannier e i docenti della Scuola Holden – Storytelling & Performing Arts.

Gli studenti che si iscriveranno al Master acquisiranno competenze professionali per pensare, raccontare e valorizzare il cibo e il vino italiani. Filosofia, etica ed estetica; storia e geografia del paesaggio e del territorio; letteratura, arte, cinema, musica aiuteranno a studiare il cibo e il vino in relazione alla loro storia e ai loro territori di produzione, fino ai luoghi in cui vengono consumati, evidenziando in primis come i loro rapporti con l’ambiente e le tradizioni influiscano sulla coltivazione dei prodotti agricoli e sulla preparazione dei cibi, proseguendo fino a indagare i condizionamenti religiosi e sociali. Nel corso delle lezione saranno inoltre approfondite le modalità e le forme con cui la filiera del prodotto enogastronomico, dalla produzione al consumo, può essere promosso e comunicato con un linguaggio persuasivo, convincente e consapevole attraverso gli strumenti tradizionali e i web-media oggi diffusi.

Marketing e commercio estero dei prodotti agroalimentari e del vino costituiscono gli altri moduli formativi. Questa è la base culturale del percorso didattico del Master in Filosofia del Cibo e del Vino per la formazione di manager in valorizzazione e promozione del patrimonio alimentare ed enogastronomico italiano.

Lo filosofia del cibo e del vino è esempio di convergenza interdisciplinare che richiede le competenze di filosofi, sociologi, antropologi, economisti, geografi, agronomi, cuochi, gastronomi, dietologi, igienisti, storici dell’alimentazione, della letteratura, dell’arte e della musica.

In particolare il Master prepara professionisti con le seguenti capacità:

 

  • organizzare piani strategici di promozione e comunicazione legati al made in Italy
  • condurre presentazioni dei prodotti enogastronomici, del loro territorio di origine, dei modi di produzione e del loro consumo corretto
  • diffondere ad una platea vasta il patrimonio culturale-enogastronomico italiano con eventi e presentazioni
  • tenere relazioni con i media specializzati nel settore enogastronomico e non
  • progettare itinerari enogastronomici per aziende del settore
  • utilizzare i diversi canali di comunicazione (videoclip, siti Web, monitoraggio social network) per la narrazione dei prodotti
  • mettere in rapporto i prodotti enogastronomici con stili di vita equilibrati
  • avere dimestichezza con le regole del marketing e del commercio estero, specialmente in ambito enogastronomico

360 ore di attività didattica in aula  e nei laboratori “cantina delle idee” (2 giorni a settimana: venerdì e sabato) + 300 ore di stage in azienda (corrispondenti a 60 CFU totali).

 

    • Unità didattica 1: “Le forme del pensare: il cibo e il vino”
    • Unità didattica 2: “Le forme del fare: scienza e tecnica agroalimentare”
    • Unità didattica 3: “Turismo e paesaggio enogastronomico”
    • Unità didattica 4: “La comunicazione del prodotto made in Italy
    • Unità didattica 5: “Antropologia e costruzione sociale del bene simbolico: il cibo e il vino”
    • Unità didattica specialistica 1: “Religioni: Cristianesimo, Ebraismo, Islam”
    • Unità didattica specialistica 2: “Il cibo e il vino nelle arti”
    • Unità didattica specialistica 3: “Nutrizione e ristorazione”
    • Unità didattica specialistica 4: “Marketing e commercio estero del cibo e del vino”

Struttura del programma e piano di studio:

L’attività in aula prevede 360 ore di lezioni e di laboratori pratici, divisi per unità didattiche di base e specialistiche.

UNITÀ DIDATTICA 1: Le forme del pensare: il cibo e il vino.

Acquisizione degli elementi di fondo necessari per la costruzione delle basi culturali sul cibo e sul vino. Il cibo e il vino nella poesia, nella filosofia e, più in generale, nella cultura dell’Occidente – dalle origini alla contemporaneità. Il modulo prevede corsi e lezioni sulla filosofia, la geografia e la storia del cibo, del vino e della vite.

UNITÀ DIDATTICA 2: Le forme del fare: scienza e tecnica agroalimentare.

L’universo delle scienze e delle tecniche legate alla produzione agroalimentare. Precisazione e chiarificazione del quadro teorico di fondo, analisi dei prodotti e delle tecniche agroalimentari. Il modulo didattico consentirà di acquisire l’indispensabile consapevolezza relativa alla complessità che ogni prodotto sottende. Sono previste lezioni di agricoltura e industria agroalimentare.

UNITÀ DIDATTICA 3: Paesaggio e turismo enogastronomico.

Il paesaggio è il risultato tangibile del nostro essere al mondo, di essere attori nella natura. Ogni prodotto agroalimentare parla del ‘paesaggio’, essendo strettamente legato ad esso. Paesaggio, quindi, come capacità di progettazione di un’esistenza che sappia farsi degna erede di un’intera civiltà. Il modulo didattico prevede  lezioni sull’estetica del paesaggio e del terroir, a cui si affiancheranno laboratori pratici per progettare itinerari per il turismo enogastronomico.

UNITÀ DIDATTICA 4: La comunicazione del prodotto made in Italy.

Il cibo e il vino vanno comunicati. Da qui la necessità di acquisire gli strumenti di un linguaggio persuasivo, convincente e consapevole. Ma anche educazione alla comunicazione interculturale, di cui il mondo globalizzato ha ormai sempre più bisogno. Sono previste lezioni di semiotica e di comunicazione interculturale. Oltre a laboratori pratici tenuti da personalità di primo piano ed esperti nel campo, in cui lo studente apprenderà a maneggiare i linguaggi della comunicazione tradizionali (scrittura, teatro) e innovativi (linguaggio Web e video).

UNITÀ DIDATTICA 5: Antropologia e costruzione sociale del bene simbolico: il cibo e il vino.

Il cibo e il vino parlano dell’essere umano e della sua complessità. Parlano di costumi e riferimenti simbolici che spesso agiscono indipendentemente dalla volontà dei produttori e dei consumatori. Il vino e il cibo sono sostanze materiali attraverso cui passa un universo immateriale che va conosciuto e padroneggiato per valorizzarlo. Perciò, la didattica sarà incentrata su nozioni di antropologia del vino e del cibo, storia delle idee e teoria delle forme simboliche.

 

Ai moduli didattici di base seguono 4 unità specialistiche dirette ad incrementare le competenze degli studenti su ambiti d’interesse specifici.

UNITÀ DIDATTICA SPECIALISTICA 1: Religioni.

Il cibo e il vino hanno svolto un ruolo essenziale anche all’interno delle pratiche religiose che stanno alla base della nostra civiltà. Perciò è necessario saper collocare i prodotti agroalimentari all’interno degli universi simbolici storicamente legati all’esperienza del sacro. Le lezioni assumeranno come riferimenti principali Cristianesimo, Ebraismo e Islam.

UNITÀ DIDATTICA SPECIALISTICA 2: Il cibo e il vino nelle arti.

La comunicazione artistica è uno dei maggiori veicoli linguistici e culturali mai concepiti, anche per quanto riguarda il vino e il cibo. Conoscere il modo in cui nelle diverse espressioni artistiche essi sono stati rappresentati e rielaborati è essenziale per la completa formazione di un consapevole manager nell’agroalimentare. Cinema, pittura, letteratura, melodramma e canzone popolare saranno gli ambiti di approfondimento durante le lezioni.

UNITÀ DIDATTICA SPECIALISTICA 3: Nutrizione e ristorazione.

Il cibo e il vino hanno da sempre a che fare con la salute. Si tratta dunque di acquisire le nozioni di base che consentano di rapportare il cibo e il vino agli stili di vita, in vista del mantenimento di un corretto equilibrio. L’unità didattica viene completata con l’illustrazione e la visita dei luoghi di preparazione e delle maniere di consumo dei cibi. I moduli didattici prevedono lezioni sui principi della nutrizione e della dietetica, principi di ristorazione, estetica del cibo e galateo.

UNITÀ DIDATTICA SPECIALISTICA 4: marketing e commercio estero.

Il cibo e il vino vanno raccontati, presentati e promossi all’interno di una adeguata consapevolezza delle complesse regole del marketing e del commercio. Perciò è fondamentale una solida padronanza dei principi del marketing e del commercio estero per il settore agroalimentare. Le lezioni saranno tenute da esperti di Banca Intesa Sanpaolo quotidianamente impegnati in questi ambiti.

GRADUATORIA

I candidati idonei all’iscrizione possono procedere con l’Immatricolazione seguendo la seguente procedura ENTRO IL 21 DICEMBRE 2016:

1. Collegarsi alla pagina https://intranet.unisr.it/esse3/Home.do del sito di Ateneo e procedere con la registrazione online dei dati anagrafici. Al termine della registrazione online verranno rilasciate al candidato le credenziali per accedere all’area riservata come verrà dettagliato al Front Office della segreteria al momento dell’immatricolazione.

2. Presentarsi al Front Office della Segreteria Studenti con la documentazione richiesta in questa pagina:

  • Domanda di Immatricolazione compilata e sottoscritta (i candidati italiani devono compilare solo la parte del modulo in italiano);
  • Copia della ricevuta di pagamento della prima rata di tasse e contributi da effettuarsi alle coordinate indicate alla pagina “Tasse e Contributi”;
  • Fotocopia della Carta di Identità in corso di validità;
  • Fotocopia del Codice Fiscale;
  • 2 Fotografie formato tessera identiche tra loro e firmate sul retro
  • Informativa per la tutela dei dati personali

Il Front Office della Segreteria Master (via Olgettina, 58 20132 Milano, Palazzo Dibit 2, Ciborio piano -1) osserva i seguenti orari di apertura:

Dal Lunedì al Venerdì dalle 9.00 alle 11.30
Il Martedì, Mercoledì e Giovedì anche dalle 13.30 alle 14.30

Contatti e informazioni amministrative: segreteria.master@unisr.it

Gli uffici amministrativi saranno chiusi per le festività natalizie dal 22 dicembre al 6 gennaio compresi.

Franco La Cecla: tutti pazzi per il cibo: la Dolce Vita e il Made in Italy

Si avvia in autunno la prima edizione del nuovo master universitario in Filosofia del Cibo e del Vino, nato dalla collaborazione tra Università Vita – Salute San Raffaele, ISWA – Italian Signature Wine Academy e Intesa San Paolo. Un incontro tra realtà importanti del settore produttivo agroalimentare e vitivinicolo e della ricerca, che scommettono su una visione “sapiente”, che sappia mostrare cosa rappresentano il cibo e il vino nella nostra cultura e nella nostra storia e valorizzarli nello scenario internazionale.
Franco La Cecla, antropologo e docente del Master in Filosofia del Cibo e del Vino, presenterà il progetto formativo del master all’interno del prossimo Festival della Politica (Mestre, 11 settembre). Lo abbiamo incontrato per alcune curiosità sul suo corso e sugli aspetti sociali del Made in Italy.
Programmi TV, mostre d’arte, libri, riviste, associazioni, eventi locali e internazionali come EXPO 2015 – perché parliamo così tanto di cibo?
Possiamo provare a trovare diverse ragioni di questa attenzione diffusa: per un verso stiamo certamente riscoprendo, in un momento di crisi come quello contemporaneo, la nostra “pancia”, la nostra dimensione quotidiana e privata. Per molti il cibo rappresenta anche lo scalino più accessibile della “cultura”, un sapere facile, che dà un’esperienza alla portata di tutti ma che allo stesso tempo fa sentire parte di un gruppo, anche elitario. C’è poi un aspetto di definizione della propria identità, un modo molto leggero, non fanatico, di manifestare un’appartenenza, di partecipare a una comunità – per esempio, io sono siciliano perché mangio certe specialità, perché le conosco meglio di altri e mi identifico con un territorio, i suoi prodotti e le sue tradizioni culinarie: la cucina come lingua materna.
Si tratta di un fenomeno tutto italiano?
Direi che negli ultimi anni l’Italia è riuscita a contagiare tutto il mondo con il suo modo unico di intendere il cibo. In altri paesi il mangiare non rappresenta un’identità, non ne fanno una questione che investe il “chi sono”, “da dove vengo”. Anche paesi con una grandissima cultura della ristorazione, come la Francia, si sono avvicinati solo di recente a questa valorizzazione attentissima della diversità degli alimenti, a questa sorta di “campanilismo alimentare”.
Quello che viene amato in tutto il mondo del “Made in Italy” – e lo possiamo vedere sia nel cibo sia nella moda – è il nostro modo di vivere, la “dolce vita”. Un italiano non mangia da solo e non si ubriaca da solo: i valori della convivialità, del saper stare insieme, del vivere la città, sono “nostri” perché fanno parte della vita nei Comuni. Allo stesso modo, della nostra moda si ama in tutto il mondo proprio il fatto che sia italiana, che provenga da un luogo che rappresenta il buongusto, in cui la bellezza è per le strade, in cui c’è quasi un’ossessione, anche molto provinciale a ben vedere, del saper apparire e dell’essere visti.
Su che cosa vorrà far riflettere con il suo corso?
Di sicuro su come si forma una tradizione alimentare. Si tratta di un fenomeno interessantissimo perché diversamente dall’arte e dalla letteratura, la tradizione culinaria trova la sua forza nell’anonimità. Ci fa cioè dimenticare sia i tempi sia gli inventori, se ne appropria, senza firme, senza copyright – a dispetto dei tentativi degli chef. Oggi non ci ricordiamo chi ha inventato lo sgroppino e dove, o potremmo fare l’esempio del Bellini e del Negroni, eppure tutti sappiamo prepararceli. Le specialità culinarie come le conosciamo, le “nostre” ricette hanno circa un centinaio di anni, eppure siamo persuasi che esistano da sempre e che da sempre siano identiche. Crediamo che i cannoli siciliani siano da sempre siciliani, che addirittura siano una creazione che risale alla dominazione araba, ignorando i valenti pasticceri svizzeri che li elaborarono: il cibo è una tradizione riesce a imporsi auto-verificandosi.

Sport&Salute – Tuttosport – 18/8

Intervista a Massimo Donà

Intervista a Massimo Donà, professore ordinario di Filosofia Teoretica e direttore del nuovo Master in Filosofia del Cibo e del Vino, Università Vita – Salute San Raffaele
D: Dopo il grande successo di EXPO – Milano è la sede di una nuova importante esperienza formativa, per giovani capaci di far comprendere al mercato internazionale lo straordinario valore culturale del cibo e del vino italiani. Cosa ha da dirci la filosofia sul cibo e il vino?
R: Si sente parlare tantissimo, forse anche troppo, di cibo, di cucina, di vini, di ricette. Siamo travolti da una quantità di informazioni che però “non sanno di niente”, non ci appagano. Sentiamo la mancanza, ed è una mancanza sentita anche nel settore produttivo agroalimentare e vitivinicolo, di una visione “sapiente”, consapevole, che sappia mostrare cosa rappresentano il cibo e il vino nella nostra cultura e nella nostra storia e valorizzarli nello scenario internazionale.
Nel mangiare e nel bere si stratificano e si mostrano le tradizioni di un territorio, i suoi costumi religiosi, il suo modo di vivere in comunità – ecco, la filosofia ci porta a scoprire il senso di questi comportamenti e a indagare quel mondo di relazioni, tecniche, miti e rappresentazioni di cui “parlano”, da sempre, i prodotti dell’uomo.
D: Come si svolgerà la didattica?
R: Abbiamo radunato dei grandissimi nomi provenienti da esperienze e formazioni diverse: i nostri studenti avranno modo di confrontarsi con teologi come Enzo Bianchi, il priore della comunità di Bose, ma anche con chef come Davide Oldani, con un esperto di arte come Philippe Daverio, un antropologo come Franco La Cecla, un esperto “gastrononauta” come Davide Paolini. Fino ai veri e propri filosofi come il sottoscritto, Massimo Cacciari e Andrea Tagliapietra. Vogliamo però che la consapevolezza culturale e la formazione sul campo vadano di pari passo: la filosofia, l’estetica, la sociologia, l’antropologia, la letteratura, la storia e la geografia dei territori si accompagneranno alle competenze tecniche sulla filiera agroalimentare dalla produzione al consumo, sulla nutrizione, sul marketing e la promozione tradizionale e digitale dei prodotti in Italia e soprattutto all’estero.
Durante il Master gli studenti parteciperanno a laboratori pratici per comprendere le dinamiche della comunicazione e della diffusione dei prodotti Made in Italy e dovranno portare a termine un “progetto sul campo”, all’interno di importanti aziende del comparto agroalimentare partner del nostro master.
D: Come si accede al nuovo master?
R: È possibile inoltrare la propria domanda di ammissione fino al 10 ottobre 2016. Per il primo anno sono disponibili 30 posti, procederemo a dei colloqui di selezione nel caso le candidature fossero eccedenti, valutando in base al curriculum e ai titoli. Possono iscriversi i laureati di tutte le discipline che abbiano una laurea triennale, magistrale o del vecchio ordinamento. Sul sito dell’Università si trovano tutte le informazioni: www.unisr.it
Il master inizierà l’11 novembre e prevede 360 ore di attività didattica in aula che si svolgeranno a Milano, per due giorni a settimana, a cui si aggiungono i laboratori e lo stage in azienda (300 Ore).
D: A quanto ammonta la retta?
R: Le tasse del Master e i contributi per l’iscrizione ammontano a 5.000 euro.

Scadenza Iscrizione 

12 dicembre 2016

Inizio Corso

13 gennaio 2017

Tasse di iscrizione

>Tasse e contributi