Il master è rivolto a neolaureati e professionisti. Per i primi si tratta di una competenza essenziale per accedere alle professioni che richiedono una capacità argomentativa in grado di rendere vincenti le proprie ragioni. Per i secondi è un incremento decisivo dell’efficacia delle proprie competenze in ambito manageriale, comunicativo e professionale. Con lezioni il venerdì e il sabato, il master intende facilitare la frequenza di entrambi.

La parola “retorica” nel corso dei secoli non ha certo goduto di una buona fama; anche oggi spesso è associata al virtuosismo, alla sofistica e alla capacità di manipolare al fine di imporre i propri interessi. Tuttavia, l’autentica retorica è in realtà l’arte di far prevalere le buone ragioni. In questo Master si coniuga l’antica arte, codificata da metodi e pratiche consolidati e consegnati ai testi classici, con le tecniche della comunicazione contemporanea e le competenze necessarie per avvalersi consapevolmente dei nuovi media. L’obiettivo di questo Master è di formare specialisti di alto livello, capaci di gestire sia le tecniche oratorie classiche sia i linguaggi e le forme di comunicazione scritta, orale, televisiva e multimediale.

Questa sintesi è resa possibile dalla collaborazione tra la Facoltà di Filosofia e la rete all news Tgcom24 di Mediaset.

Dopo il successo della prima edizione, SONO APERTE LE ISCRIZIONI PER L’ANNO 2017 (http://www.unisr.it/wp-content/uploads/2016/03/Admission-form-N%C2%B0-2.pdf ) al Master in Retorica per le Imprese, la Politica e le Professioni.
Il Master è accessibile per chiunque sia in possesso di una laurea triennale. Le lezioni iniziano il 3 Febbraio 2017 e terminano con la discussione dell’elaborato finale entro Dicembre dello stesso anno. La frequenza al Master è a cadenza settimanale, il Venerdì dalle 9 alle 18 e il Sabato dalle 9 alle 13; dalla metà di Giugno alla prima settimana di Ottobre è prevista una pausa estiva.

Il Master prevede lezioni frontali, esercitazioni pratiche (in aula e negli studi di Mediaset – Tgcom24) e stage aziendali presso Mediaset e le altre aziende partner.

Il Master offre circa 350 ore di formazione, gestite dai professori della Facoltà e da giornalisti televisivi e della carta stampata, scrittori, politici e manager di importanti aziende, che ogni giorno in ambiti diversi devono valorizzare l’utilizzo delle buone argomentazioni all’interno di una disputa pubblica, nel management e nella comunicazione aziendale.

Cliccando sull’immagine e’ disponibile un video di presentazione

Maria Russo (video)

Coordinatrice didattica Master
Facoltà di Filosofia – Università Vita-Salute San Raffaele

Giammaria Ravetti (video)

Diplomato master
Presidente Spacecannon SNe

Roberto Mordacci (video)

Preside della Facoltà di Filosofia
Direttore del Master in Retorica per le Imprese, la Politica e le Professioni

Marco Maggio (video)

Diplomato Master
Ghost writer e autore

Giacomo Iametti (video)

Diplomato Master
Consigliere Comunale Cardano al Campo

Giovanni Delconti (video)

Diplomato master
Sindaco di Bellinzago Novarese

Roberto Mordacci, Preside della Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, racconta la riscoperta della retorica

In che cosa si differenzia questo master in retorica rispetto all’offerta, già ricca, della formazione nella comunicazione?

Il Master in Retorica non è un corso di public speaking, né di ghost writing, né di storytelling. È anche tutte queste cose, ma riportate alla loro radice e forza originaria, depositata nella retorica classica. Nel “nostro” mondo, dominato dalla comunicazione e dalla pubblicità, l’intento del master è di riscoprire e valorizzare il senso più alto della tradizione retorica occidentale: la disciplina di Cicerone intesa come l’arte capace di far vincere i buoni argomenti – logici, fondati, motivati – oltre la semplice “persuasione” o “seduzione” dell’interlocutore.
Come si fanno trionfare i “buoni argomenti”?

È fondamentale, oltre alla conoscenza delle tecniche della comunicazione attuale, l’apporto degli strumenti propri della filosofia: il rigore dell’argomentazione, il pensiero critico, l’uso consapevole del linguaggio e della storia dei concetti. Caratteristiche strategiche non solo per un politico o un esperto di comunicazione ma per chiunque si trovi a dover difendere le proprie “buone ragioni” in una disputa. È il caso delle numerose aziende che, specie nei momenti di crisi, si rivolgono alle competenze di noi filosofi: quando serve una visione di sintesi, una riflessione approfondita e creativa sulle strategie, sulla gestione del potere, sul dialogo, quando è richiesto insomma un pensiero “fuori dagli schemi”.

Sport&Salute – Tuttosport – 14/7/2016

Andrea Tagliapietra: la buona retorica: smascherare i discorsi dopati, competere con regole condivise

La buona retorica: smascherare i discorsi dopati, competere con regole condivise
Prof. A. Tagliapietra, presidente del Corso di Laurea Magistrale

Cosa hanno in comune i giochi olimpici e la retorica?
Innanzitutto la comune origine greca, una genealogia antichissima, che ci porta indietro alla fondazione della cultura occidentale e all’idea di un agonismo regolato in grado di contenere la violenza. La retorica nasce e viene impiegata per dirimere quelle questioni che oggi chiameremmo “legali”, che non potevano trovare una soluzione grazie al ricorso a delle prove materiali. La mediazione degli interessi opposti di due contendenti avveniva cioè attraverso la competizione dei loro discorsi, addomesticando così quei conflitti che altrimenti sarebbero emersi nel modo più violento. Non è diversa la portentosa idea greca del contenimento della competizione umana nelle regole circoscritte e condivise, sancite da una cornice religiosa, dei Giochi: anche qui la violenza viene in qualche modo “disinnescata” nella festa olimpica, attraverso la mediazione di un conflitto regolato, a cui partecipa la comunità.

Quindi la retorica è un’arma per rivendicare i propri interessi?
Sì, la retorica antica lo è e la filosofia nasce proprio come reazione alla retorica, come quel discorso cioè che tende a mostrare ciò che è comune, generale, “vero” e non l’interesse solo di una parte. Il buon discorso del filosofo non è tale perché è efficace o persuasivo, ma perché si difende in forza dei suoi contenuti universalmente validi. Questo è lo sfondo storico che genera ancora una certa accezione negativa e una diffidenza verso la retorica, quando in realtà oggi è emerso un elemento cruciale che contribuisce a renderla fondamentale nel mondo in cui viviamo: la crescente consapevolezza rispetto al linguaggio, alla comunicazione e alla pervasività dei messaggi. In una società estremamente complessa e mediata, talvolta anche fortemente competitiva e concorrenziale, come la nostra, la retorica ci aiuta ad affinare le nostre forze, ad approfondire le ragioni dei nostri conflitti e dei nostri interessi. Nel momento in cui devo cercare un consenso, i miei desideri e le mie percezioni si fanno più chiari, sono messi allo scoperto, io li conosco meglio e ne divento consapevole, non ne sono “preso”.

C’è insomma una retorica “buona”?
Possiamo pensare alla retorica come a una forma di allenamento, di vero e proprio training. L’esercizio affina la nostra capacità di tradurre il nostro pensiero per gli altri, di comporre le forze. Per esprimermi efficacemente sono obbligato a mettermi nei panni dei miei interlocutori, a fare uno sforzo di empatia, a condividere con loro un terreno di gioco, delle regole che rendano il nostro dialogo possibile. Questo esercizio di retorica è uno strumento prezioso nella complessità della nostra società in cui molti punti di vista devono essere mediati per un terreno “comune”. Se isolo la retorica da questo tentativo di affinamento e di ascolto dell’altro, se ne faccio un mero artificio per in realtà continuare a perseguire un conflitto violento, se aggiro il confronto per trarne un vantaggio, falsifico il discorso comune. Divento come un atleta che fa uso di doping: distruggo sia la possibilità del gioco, sia la possibilità di un me stesso consapevole e leale.

Sport&Salute – Tuttosport – 11/8/2016

La retorica e lo sport: Pierluigi Pardo ci spiega come è cambiato il modo di raccontare il calcio

Pierluigi Pardo, 42 anni, giornalista sportivo di Mediaset, tornerà da agosto sugli schermi con Tikitaka, il programma di calcio che si é confermato campione di ascolti anche nell’ultima stagione televisiva. Con lui abbiamo parlato della retorica nel giornalismo sportivo, proprio ora che questa arte antichissima viene riscoperta e alla quale la Facoltà di Filosofia dell’Università Vita – Salute San Raffaele di Milano, in collaborazione con Mediaset, ha dedicato un master. www.unisr.it

D: L’arte della retorica e le notizie. Come è cambiato il modo di raccontare i fatti?

R: Oggi viviamo in un’epoca di comunicazione permanente. La rete, i social network, i canali di informazione h24 hanno moltiplicato quantità e frequenza delle notizie che riceviamo e l’utilizzo di tanti collegamenti in diretta ha certamente accelerato il ritmo della narrazione.
Detto questo le regole del giornalismo rimangono sempre le stesse. Bisogna saper essere accattivanti per catturare l’attenzione del pubblico ed estremamente chiari per informarlo in maniera corretta. Linguaggio semplice ma non sciatto, ritmo e un po’ di originalità nell’esposizione.

D: E nel calcio?
Il discorso é lo stesso. Certamente qui la passione gioca un ruolo decisivo. Raccontiamo un grande divertimento, il calcio é il nostro gioco come ripetiamo spesso a Tikitaka, e non dobbiamo mai dimenticarlo.
Serve molta preparazione, anche perché il pubblico rispetto al passato é decisamente più esperto, ma anche leggerezza. L’ironia vince sempre.
Rispetto al passato poi ci sono altre differenze. Nella diretta di una partita oggi la tecnologia dà una grande mano. Bisogna saper utilizzare perfettamente replay e stimoli che arrivano continuamente della regia. E poi ci sono i social network. Twitter, ad esempio. Può capitare di ricevere spunti interessanti durante una telecronaca. Ci sono siti di statistiche e opinion leaders che in casi eccezionali possono diventare informazioni da usare in cronaca. Il telecronista deve essere concentrato, sveglio e piuttosto multitasking, insomma.
Quello che certamente non è cambiato e non cambierà nella narrazione calcistica di ieri e di oggi è invece l’esigenza di una narrazione che sia anche epica, sentimentale. Dall’andamento di una partita dipende l’umore di moltissime persone che ci stanno guardando da casa. Sarà pure irrazionale ma intanto é così e dobbiamo tenerne conto.

D: Come è nato il tuo personaggio?

R: Non sono un personaggio. Sono un 42enne che ha la fortuna di occuparsi di cose che gli piacciono e il privilegio di continuare a giocare con il suo lavoro.
Quello che si vede in onda o sul web é quello che sono. Non resisto alla tentazione della battuta, mi piace la divagazione, vado a braccio, spesso mi emoziono.
La cifra di Tikitaka é informale e generalista. Punta a coinvolgere un pubblico vasto e articolato. Non é un programma solo per addetti ai lavori e non é solo calcio. Si intreccia con altri aspetti della realtà, é un bar che contiene tutto, alto e basso, gli intellettuali e il gossip, i campioni e i polemisti.
La telecronaca invece é una grande passione, una cosa a metà tra un lavoro giornalistico e una vera e propria prestazione artistica. Conta l’estetica della voce, il suono delle parole, il rapporto tra momenti concitati e pause. L’obiettivo non é solo informare ma anche divertire ed emozionare.

D: La metafora calcistica viene molto utilizzata anche in contesti diversi e talvolta molto seri, cosa ne pensi?

R: Non mi stupisce. Il calcio é un passepartout, amato o comunque seguito da tutti.  Trovo piuttosto normale che il linguaggio del pallone possa essere mutuato dalla politica o dall’economia. Anche perché molti campi della vita umana parlano di squadra, competizione, prestazione, sfida. Noi italiani ad esempio, se fossimo un po’ più uniti saremmo davvero “una squadra fortissimi” come diceva quella canzone…

D: Sei romano, a tratti sembra che ti piaccia giocare con la tua inflessione, soprattutto a Tikitaka. Funziona?

R: Come ti dicevo sono istintivo. Se mi viene la frase in romanesco la dico, e lo stesso se devo imitare l’accento barese o milanese di qualcuno che ho davanti. Nelle telecronache ovviamente uso una dizione più asciutta, in trasmissione ci si può lasciare andare di più. Anche perché accenti e inflessioni dialettali sono una ricchezza.

D: Un’ultima domanda: qual è il segreto della telecronaca perfetta?

R: Prepararsi. Studiare mille cose e dirne poche, quelle che diventano attinenti con l’andamento della partita. Dosare momenti di racconto intenso e retorico a pause utili per far decantare la tensione. Soprattutto “vivere” il match, non aver paura di emozionarsi. Raccontare una grande partita non é soltanto un lavoro, é soprattutto un privilegio che tanti vorrebbero avere. E per farlo bene serve soprattutto tanta passione.

Sport&Salute – Tuttosport – 21/7/2016

Paolo Liguori: il linguaggio della televisione: solo cattiva retorica?

Il linguaggio della televisione: solo cattiva retorica?

 

Come è cambiata la televisione negli ultimi anni? È giustificato il pregiudizio per cui in tv vincano le emozioni a discapito del confronto, delle ragioni motivate? Ne abbiamo parlato con un giornalista ed esperto di comunicazione di lunghissimo corso, Paolo Liguori, oggi direttore di Tgcom, testata internet e multimediale di Mediaset e docente del Master di I livello in Retorica per le Imprese, la Politica e le Professioni.
Il master, realizzato in collaborazione con l’Università Vita – Salute San Raffaele, quest’anno giunge alla sua seconda edizione e vede la collaborazione dei professori della Facoltà di Filosofia, giornalisti televisivi e della carta stampata, scrittori, politici e manager, alla riscoperta dell’arte classica della retorica, riadattata alle esigenze della comunicazione contemporanea. www.unisr.it

Dottor Liguori, televisione è davvero sinonimo di emotività senza contenuto, di retorica senza approfondimento?

 

Nonostante tutto direi che non è affatto scontato che in televisione vincano le peggiori argomentazioni, né soprattutto che l’emotività sia da condannare per forza come portatrice di pressapochismo o mancanza di approfondimento. Occorre operare una scelta molto attenta, nel dosare la spiegazione e lasciare spazio all’argomentazione e muovendosi, come su un surf, anche sull’emotività. Certo, la tv è per tutti e raramente ci si vuole impegnare in una selezione di questo tipo, che va dosata e costruita con consapevolezza, eppure sono certo che raccontare lasciando spazio all’emotività non porti soltanto “detriti”. Ci offre piuttosto un punto di vista, e anche vitalità e passione.

Prendiamo ad esempio un avvenimento tragico e di enormi proporzioni come il recente terremoto nelle Marche e nel Lazio: tra tante argomentazioni pressapochiste e retoriche nel senso più deteriore del termine, raccontare l’aspetto emotivo di questa esperienza è importante e ha la capacità di generare empatia, attenzione, solidarietà, senso della comunità.

 

Come è cambiato il linguaggio televisivo negli ultimi anni?

Ha attraversato delle grandissime trasformazioni: è un fatto inoppugnabile che la tv commerciale, basata sul finanziamento della pubblicità, abbia imposto un cambiamento verso quelli che sono ritenuti – a torto o a ragione – i “gusti del pubblico”. La necessità di acquisire sempre nuove fette di pubblico ha cambiato molto, ad esempio, il modo di seguire la cronaca che oggi è diventata eccessiva, forzatamente carica e sensazionalistica, quasi che una vicenda non avesse già sufficiente dignità per apparire di per sé. Questa tendenza ad assecondare i presunti desideri del pubblico è alla base anche, a mio avviso, dell’utilizzo “giudiziario” della cronaca, funzionale a una sorta di rapida purga delle coscienze, vuota di competenze specifiche. Sul momento la cronaca è capace di sdegnare, di eccitare lo spirito di una giustizia malriposta che trascurando indagini, inchieste, i necessari approfondimenti, i tecnicismi e le dimostrazioni si accontenta dei giornali del giorno – anche in questo caso, il terremoto risulta un esempio azzeccato.

Per non parlare del linguaggio della cronaca sportiva: il calcio, ad esempio, è oramai un bene a pagamento che instaura un rapporto commerciale diretto con il suo pubblico. In questo contesto è difficilissimo dare spazio a una retorica razionale, molto più facilmente si è ostaggio delle tifoserie.

 

Cosa si aspetta di condividere con i suoi prossimi studenti del Master in Retorica?

Mi aspetto delle persone che scelgono di scegliere la comunicazione che vogliono, che non subiscano i messaggi e che portino contenuti e argomenti, indipendentemente dalle loro discipline di provenienza.

Il Master in Retorica ha il fine di preparare specialisti di elevato profilo professionale in grado di dominare sia le tecniche oratorie classiche sia i linguaggi e le forme della comunicazione moderna – scritta, orale, televisiva, multimediale. I diplomati saranno preparati a scrivere e a pronunciare discorsi ufficiali in ambito politico, manageriale, giuridico, creativo e aziendale. Il Master insegnerà a:

  • selezionare il contenuto del discorso in funzione dell’argomento e dei destinatari (inventio);
  • strutturare il discorso secondo coerenza logica, fluidità espositiva, efficacia degli esempi, (dispositio);
  • scegliere le forme retoriche adeguate, le metafore più efficaci e lo stile, in funzione delle emozioni che si intendono suscitare nel pubblico e della persuasione che si desidera ottenere (elocutio);
  • adottare forme di mnemotecnica che consentano di imparare a memoria un intero discorso senza ricorrere necessariamente alla lettura o ad appunti di sostegno (memoria);
  • gestire la mimica visiva, il tono della voce, l’abbigliamento e la postura in funzione del rafforzamento del discorso (actio).

Il Master in Retorica offre la formazione teorica e pratica per:

  • parlare a un’assemblea generale;
  • affrontare l’arena politica;
  • tenere un discorso nelle sedi istituzionali, dal Consiglio comunale al Parlamento;
  • comporre ed esporre relazioni in riunioni importanti sotto il profilo professionale;
  • strutturare e pronunciare una conferenza secondo i canoni dell’oratoria classica;
  • argomentare efficacemente sul web, sui social, nei blog e sui siti internet.
  • partecipare in modo efficace a trasmissioni televisive, radiofoniche e via web;
  • scrivere discorsi per altri professionisti (speechwriting, ghostwriting);
  • costruire discorsi argomentati in modo rigoroso ed efficace.

Il Master fornisce pertanto una preparazione adeguata per svolgere l’attività oratoria prevalentemente nelle seguenti professioni:

  • consiglieri comunali, provinciali e regionali;
  • deputati al Parlamento nazionale ed europeo;
  • avvocati e magistrati;
  • manager e amministratori pubblici;
  • responsabili di uffici stampa, pubbliche relazioni e portavoce;
  • giornalisti della carta stampata, della televisione e del web;
  • docenti di scuola secondaria, ricercatori e professori universitari;
  • professionisti di ogni settore in cui è necessario parlare in pubblico;
  • ghostwriter e speechwriter;
  • autori e curatori.

Le lezioni iniziano il 3 Febbraio 2017 e terminano con la discussione dell’elaborato finale entro Dicembre dello stesso anno. La frequenza al Master è a cadenza settimanale, il Venerdì dalle 9 alle 18 e il Sabato dalle 9 alle 13; dalla metà di Giugno alla prima settimana di Ottobre è prevista una pausa estiva.

Le sedi di  svolgimento delle attività sono l’Università Vita-Salute San Raffaele e Mediaset (aule e studi televisivi).

Il master sarà articolato in moduli per un totale di 324 ore di lezione e 60 CFU acquisibili, con la seguente partizione:

– 198 ore di lezione frontale presso l’Università Vita-Salute San Raffaele per un totale di 31 CFU,  secondo una suddivisione tematica in tre parti:

  1. Fondamenti
  2. Temi e tecniche
  3. Applicazioni

Nella prima parte saranno trattate le nozioni fondamentali riguardanti la storia della retorica e le elaborazioni teoriche della retorica classica e contemporanea. Inoltre, le lezioni frontali saranno dedicate all’apprendimento delle conoscenze di base della logica e della pragmatica del linguaggio. Nella seconda parte, si affronteranno tematiche più trasversali, volte ad approfondire gli ambiti in cui la retorica si concretizza nelle pratiche. In particolare, si analizzerà l’efficacia della retorica nell’umorismo, nel rispetto, nella costruzione sociale della comunicazione e nello storytelling. Inoltre, verranno forniti dei rudimenti sulla gestione della performance. Nella terza e ultima parte, ci si concentrerà sui settori applicativi in cui la retorica si declina, dal cinema alla pubblicità, dal discorso pubblico al mondo giudiziario e giornalistico. In quest’ultima parte saranno inoltre raccolte le esperienze dei manager delle aziende partner presso le quali sarà anche possibile effettuare lo stage.

  • 72 ore e 12 CFU di seminari in azienda presso Mediaset.

In questi seminari, tenuti da giornalisti e professionisti della comunicazione televisiva, i partecipanti approfondiranno gli strumenti della retorica contemporanea nell’era dei nuovi media. A questi seminari si affiancheranno le esercitazioni pratiche presso gli studi Mediaset consistenti in simulazioni di interviste in studio, realizzazione di brevi servizi giornalistici e talkshow, per un totale di 54 ore e 9 CFU.

La prova finale, che conferisce 8 CFU, consiste nella scrittura di un discorso originale e della sua declamazione per una durata massima di 30 minuti.

A questo link è disponibile il programma in dettaglio (potrebbe subire variazioni e integrazioni)

Le lezioni iniziano il 3 Febbraio 2017 e terminano con la discussione dell’elaborato finale entro Dicembre dello stesso anno. La frequenza al Master è a cadenza settimanale, il Venerdì dalle 9 alle 18 e il Sabato dalle 9 alle 13; dalla metà di Giugno alla prima settimana di Ottobre è prevista una pausa estiva.

Parte I. FONDAMENTI

  1. Fondamenti della retorica – Massimo Cacciari 
  2. La preparazione e le parti del discorso – Roberto Mordacci
  3. Gli elementi della retorica classica, dai Sofisti al mondo contemporaneo – Giuseppe Girgenti
  4. La nuova retorica: la svolta argomentativa – Elisabetta Sacchi
  5. Registrare e creare il linguaggio: neologismi, virus linguistici e parole in disuso – Francesco Bianchini e Francesca Pongiglione
  6. L’eloquenza è logica che prende fuoco: Critical thinking Francesca Boccuni
  7. Fare di diavoli dei buoni cittadini. La politica tra filosofia e retorica – Roberta Sala
  8. “Fare cose con le parole”: Pragmatica della comunicazione  – Claudia Bianchi
  9. Dalla teoria alla pratica: l’applicazione al contesto lavorativo – Mario Massazza
  10. La comunicazione aziendale – Vittorio Meloni

PARTE II. TEMI E TECNICHE

  1. Discorsi e rispetto: piccola guida al politicamente (s)corretto e alla satira – Roberto Mordacci
  2. L’arte della bugia. Elementi di pseudologia – Andrea Tagliapietra
  3. Tecniche e psicologia della performance – Laura De Biasi e Alberto Bonizzato
  4. Pensare per immagini. Concetti in figura – Francesco Valagussa
  5. I generi letterari – Walter Siti
  6. La retorica giornalistica – Giuliano Ferrara
  7. Lo storytelling – Anna Traini

PARTE III. APPLICAZIONI

  1. La retorica per immagini nella pubblicità – Marco Maggio
  2. La retorica per immagini nel cinema – Maria Russo
  3. La retorica giuridica – Grazia Volo
  4. Filosofia dell’umorismo – Alberto Voltolini
  5. La comunicazione via web: Blog, Twitter, Facebook, Youtube – Guido Mastropaolo
  6. Prima dei mass media. La costruzione sociale della comunicazione – Stefano Cristante
  7. Etica della comunicazione – Adriano Fabris
  8. Esperienze dei manager aziendali – Manager delle aziende partner (ATM, Enel, Bracco)
  9. Retorica e musica – Enrico Ruggeri
  10. Il documentario creativo – Marina Spada
  11. I sei passi dell’argomentazione. Tecniche del dibattito – Adelino Cattani
  12. Allenare le competenze filosofiche in azienda – Stefania Contesini

SEMINARI PRESSO MEDIASET

  • L’uso sofistico della diretta televisiva – Paolo Liguori
  • La retorica nel giornalismo di attualità e sportivo – Claudio Brachino
  • Oralità, scrittura e narrazione nei media – Mario Giordano
  • Il dibattito televisivo, in studio e nelle piazze; rapporto tra estetica e retorica nei media – Paolo Del Debbio
  • Retorica e consenso politico – Claudio Martelli
  • Valori, identità e cultura nella retorica di massa – Alessandro Banfi
  • Il mestiere dello “speechwriter” – Mario Massazza
  • L’azione scenica del discorso: elementi di prossemica – Davide Parenti

Direttore del Master:  Prof. Roberto Mordacci

Coordinatore scientifico: Dott.ssa Francesca Pongiglione

Coordinatore didattico: Dott.ssa Maria Russo

Riferimenti Segreteria: segreteria.master@unisr.it

0291751.565/581/561 – fax 0291751.453

Ufficio Segreteria Master via Olgettina, 58 – 20132 Milano

 

A questo link è disponibile il programma in dettaglio (potrebbe subire variazioni e integrazioni)

L’Università Vita-Salute San Raffaele mette a disposizione, per l’Anno Accademico 2016/2017, tre premi di merito, da concedersi sulla base di criteri relativi al merito ed alla condizione economica, riservate a tre studenti iscritti o che intendono iscriversi al master.

Bando per l’assegnazione di premi di merito per l’anno accademico 2016/2017 da concedersi sulla base di criteri relativi al merito ed alla condizione economica riservata a tre studenti iscritti o che intendano iscriversi al Master di primo livello in Retorica per le Imprese, la Politica e le Professioni

Clicca QUI

ASSEGNAZIONE DI PREMI DI MERITO PER L’ANNO ACCADEMICO 2016/2017 DA CONCEDERSI SULLA BASE DI CRITERI DI MERITO E DI REDDITO RISERVATI A TRE STUDENTI ECCELLENTI ISCRITTI O CHE INTENDANO ISCRIVERSI AL MASTER DI PRIMO LIVELLO IN RETORICA PER LE IMPRESE, LA POLITICA E LE PROFESSIONI
Graduatoria definitiva