Crisi è l’acronimo del Centro di Ricerca Interdisciplinare di Storia delle Idee, ma crisi è anche, fuori di ogni congiunturale ironia degli eventi, la caratteristica dominante della contemporaneità che è sia momento critico nell’ordine dei fatti e delle decisioni che, come già ricordava Kant nella Prefazione della sua opera maggiore, età della critica a cui nulla può sottrarsi.
D’altra parte, tutte le principali questioni del nostro tempo sembrano potersi ricondurre a un paradigma generale complessivo che è sintetizzabile come la credenza che la naturalizzazione, ossia la riduzione a dispositivi non simbolici, dell’essere umano, della sua vita sociale e della sua stessa attività espressiva, sia un fatto possibile, perseguibile e per certi versi, anzi, auspicabile. Questa naturalizzazione ha come suo corollario la rimozione della prospettiva storica, ritenuta, assieme alla dimensione sociale, un fattore di superficie e secondario, mentre la stessa attività tecnica degli esseri umani, inseparabile dalla prospettiva simbolica e collettiva, viene ridotta alle figure della produzione e dello scambio, concepite entrambe in un quadro che vede l’economia, anzi una certa idea storicamente determinata dello spazio economico, svolgere non la funzione di parte integrante, ma quella di un tutto immutabile.
Non sono lontani i tempi in cui l’autocomprensione del contemporaneo descriveva la nostra epoca come quella della “fine della storia”, sintetizzando in questo slogan non tanto un dato di fatto sorto dalle rovine novecentesche del Muro di Berlino e dall’affermarsi di un’idea di globalizzazione che oggi mostra tutte le sue contraddizioni, quanto una strategia e un’interpretazione che potremmo riassumere nel programma di “farla finita con la storia” di modo che i popoli, le società e gli individui si convincano che “questo” modo di vivere è “il” modo di vivere: in una parola per limitare, da principio prevalentemente in alcuni campi sensibili come quello della vita collettiva o dei modi e dei rapporti di produzione, la loro capacità di pensare diversamente. Perché – ed è questa una delle convinzioni portanti che anima la ricerca e la fondazione stessa del Centro – solo la prospettiva storica, con la sua capacità di mostrare la relatività delle posizioni assunte come assolute nel corso del tempo, il senso dei loro conflitti, e quindi la loro intrinseca modificabilità, costituisce il campo d’elezione per la formazione di un autentico pensiero critico.
La parola “critica” ci riporta, attraverso l’etimologia, all’immagine del tribunale, all’esame dei “pro” e dei “contro”, ad una concezione drammatica e dibattimentale della verità, ossia come risultato di un processo confutatorio e polivoco, che è apparsa per la prima volta in Grecia, al tempo dei sofisti e dei poeti tragici, là dove la nascita della filosofia e quella del teatro scoprono la loro comune radice. Con la critica nasce, cioè, l’idea stessa di verità, la quale non va confusa con i suoi requisiti funzionali, né con il mero culto dei fatti. Il principio di non contraddizione che sorregge l’analitica della verità dell’impresa filosofica e, in seguito, di quella scientifica, implica cioè quel dire contro che, nei luoghi originari della filosofia – si pensi alla figura di Socrate – trasforma lo strumento in atteggiamento, i fatti in argomenti, l’argomentazione in liberazione. Allora la verità è innanzitutto critica della non verità e rifiuto di quella sua imposizione che, in generale, chiamiamo “potere”. La critica, infatti, ha per scopo il depotenziamento e la divisione dei poteri dove l’effetto di libertà politica caratteristico della tradizionale divisione politica dei poteri è soltanto un caso particolare dell’effetto di libertà che si indirizza verso la realtà nel suo insieme, favorendo la creazione di spazi interstiziali di autonomia sempre più ampi e differenziati, in grado di dispiegare per intero la policromia delle possibilità della nostra esperienza.
Anche se i programmi educativi delle nostre scuole e delle università, i loro stessi statuti, dichiarano spesso la loro vocazione formativa al senso critico sembra, per le ragioni esposte all’inizio, che la critica non goda né di buona stampa, né di buona salute. È convinzione dei fondatori del Centro che, di contro a questa anestesia del senso critico, esso debba, al contrario, essere risvegliato e tenuto desto e che in questa educazione come sollecitazione alla critica consista, anzi, la vocazione stessa della filosofia, la sua autentica professione.
Ecco pertanto la motivazione fondativa del Centro di Ricerca Interdisciplinare di Storia delle Idee (CRISI) come spazio per lo sviluppo di quell’attività critica che appare indispensabile non solo per l’esercizio di cittadinanza in uno stato democratico, ma ancor più per il ricercatore e per lo scienziato, alle prese con le resistenze organiche delle discipline all’innovazione rivoluzionaria dei paradigmi scientifici, e infine per la stessa creatività degli individui che va liberata, affinché possa costruire il futuro del novum, anche e soprattutto con l’organo della critica.

Direttore: Andrea Tagliapietra

Segreteria scientifica: Corrado Claverini

Ricercatori senior: Raffaele Ariano, Luca Basile, Mario Carparelli, Enrico Cerasi, Raphael Ebgi, Diego Fusaro, Alfredo Gatto, Giuseppe Girgenti, Paolo Salandini, Andrea Tagliapietra

Ricercatori junior: Marco Bruni, Gianpaolo Cherchi, Corrado Claverini, Michele Giugni, Vito Limone, Erminio Maglione, Caterina Piccione, Luigi Sala, Valentina Sperotto, Janna Voskressenskaia

Comitato scientifico: Simonetta Bassi (Università di Pisa), Giovanni Bonacina (Università di Urbino), Massimo Cacciari (Università San Raffaele – Milano), Massimo Donà (Università San Raffaele – Milano), Giulio D’Onofrio (Università di Salerno), Sebastiano Ghisu (Università di Sassari), Elena Loewenthal (Università San Raffaele – Milano), Romano Màdera (Università Milano-Bicocca), Maurizio Migliori (Università di Macerata), Salvatore Natoli (Università Milano-Bicocca), Francesca Rigotti (Università della Svizzera italiana), Emidio Spinelli (Università La Sapienza – Roma), Italo Testa (Università di Parma)

Il Centro costituisce un luogo di ricerca, discussione e formazione. Il fecondo intreccio e la pluralità di tradizioni di pensiero, di teorie e di pratiche della cura finalizzate alla ricerca, comprensione e ripensamento della questione antropologica – e riassumibili intorno all’interrogativo quid est homo? – che caratterizza l’impresa ideale ed ispiratrice del San Raffaele appaiono lo spazio più opportuno in cui può aver luogo quell’indagine ospitale e costitutivamente interdisciplinare che costituisce la storia delle idee come organo critico nei confronti di quelle ideologie dominanti che, con le loro cristallizzazioni, orientano e limitano le potenzialità e le libertà dei saperi, nonché lo studio delle istituzioni in cui la prassi progettante dell’umano si è di volta in volta concretizzata.
Questo ambito e questi scopi trovano articolazione in una serie di obiettivi specifici, che sono elencati nell’articolo 2 dello Statuto del Centro:

  • Svolgere ricerche bibliografiche, analitiche, teoriche e critiche che percorrono tutto l’arco della civiltà occidentale e abbiano per oggetto la relazione fra la definizione e i metodi d’indagine dei campi del sapere e la costituzione dei grandi sistemi disciplinari logici e simbolici. Organizzare seminari, conferenze, convegni, dibattiti, corsi di formazione e lezioni di personalità di rilievo nazionale e internazionale nell’ambito della riflessione contemporanea sugli intrecci tra pensiero filosofico, metafisico, scientifico, storico, teologico, antropologico, estetico, sociale, economico, politico, linguistico, filologico.
  • Promuovere, favorire e ospitare gli studi di carattere interdisciplinare secondo la vocazione stessa della storia delle idee, incentivando la formazione di una rete di ricerca che colleghi e sviluppi sinergie, collaborazioni e integrazioni innanzitutto con gli altri Centri e le Facoltà dell’Università e, in una prospettiva più generale, con altri istituti ed enti di ricerca nazionali e internazionali.
  • Pubblicare atti, libri, documenti e riviste che illustrino e diffondano i risultati delle ricerche e contribuiscano a sviluppare la discussione sui temi affrontati dal Centro.

Il compito della storia critica delle idee, che fornisce lo sfondo metodologico per le indagini scientifiche e le produzioni teoriche del Centro di Ricerca Interdisciplinare di Storia delle Idee (CRISI), può essere delineato su due fronti, che solo astrattamente e in funzione espositiva possono essere distinti, perché nella pratica concreta della disciplina costituiscono un’unità inscindibile. Per un verso, la storia critica delle idee è chiamata a soffermare la sua attenzione, diacronicamente, sulle faglie e sulle discontinuità che si generano nella trasmissione delle forme culturali e simboliche e che vanno immancabilmente a scuotere la continuità narrativa inerziale di una data cultura, intessuta di schemi identitari, di stabilità e permanenze. Per un altro verso, la storia critica delle idee deve occuparsi del nesso che viene a instaurarsi in ogni momento storico, lungo l’asse della sincronia, tra il pensiero e i codici culturali, da una parte, e le condizioni materiali della produzione e le istituzioni disciplinari del potere, dall’altra, mostrandone la fitta rete di coimplicazioni e assumendo come proprio privilegiato oggetto d’analisi la “zona di scambio” tra idee e realtà, tra costellazioni concettuali e costellazioni sociali e politiche.

La storia critica delle idee muove dal presupposto per cui la storia presenta una sua naturale vocazione critica, nella misura in cui disgrega la pretesa solidità delle forme di sapere che si pretendono valide sub specie aeternitatis, e la critica ha una sua inaggirabile propensione a rintracciare nel fluire della storia i punti di rottura e di metamorfosi tramite i quali smascherare, storicizzandoli, i giochi di potere e di dominio che vengono a instaurarsi entro la società di volta in volta presa in esame.

Di conseguenza, la vocazione critica della storia delle idee deriva strutturalmente dalla crisi, ovvero dai momenti critici delle permanenze, degli schemi e delle identità che si danno all’interno della “grande narrazione” che forma una continuità culturale. La crisi mette in questione le scansioni semantiche dei campi del sapere e del potere che costituiscono l’unità narrativa di una cultura, provocando un’instabilità, una vibrazione temporale, una perturbazione che consente l’affiorare di nuovi punti di vista, esterni a quella narrazione, e in grado di generare, a loro volta, nuovi racconti.

Di qui l’importanza, per la storia critica delle idee, di seguire le avventure storiche dei concetti, delle idee, delle metafore e, più in generale, di ogni forma simbolica, nel tentativo di decifrare i mutamenti epocali tramite gli slittamenti nei dispositivi semantici delle forme simboliche. Prendendo a prestito le parole del grande scrittore portoghese, premio Nobel per la letteratura, José Saramago, è come se, in seguito allo sguardo critico della storia delle idee, “i fatti cominciassero a dubitare di se stessi”. Infatti, è dalla griglia della narrazione culturale che vengono selezionati, tra gli eventi, quelli a cui verrà data la dignità di fatti significativi, ma anche e soprattutto di ovvietà, di cristallizzazioni di differenze in grado di stabilire, confermare e rafforzare la differenza che istituisce quella cultura come tale e il cui statuto e la cui posizione non sono mai riconducibili al semplice ordine delle argomentazioni e delle sequenze simboliche interne ad essa, né da queste possono mai trarre qualcosa che non assomigli logicamente ad una petizione di principio.

Che cos’è la storia delle idee?

1.1. Genealogia e archeologia del sapere

1.2. Storia delle idee e storia dei concetti

1.3. Metaforologia. Forme del pensiero e inconcettualità

1.4. Drammatologia. Struttura, funzione e interazione dei personaggi concettuali

1.5. Dialettica e forme del pensare storicamente

1.6. La nozione di ideologia

1.7. Storia delle idee e storia della filosofia

1.8. Storia delle idee e storia sociale

1.9. Storia delle idee e pensiero economico

1.10. Storia delle idee e storia materiale

1.11. Storia delle idee, studi culturali e storia intellettuale

1.12. Storia delle idee e scienze umane

Pensare la cultura

2.1. Che cos’è una cultura?
2.2. L’idea di natura
2.3. Animalità
2.4. Forme simboliche e cultura
2.5. Immedesimazione e personificazione
2.6. La cultura e il mondo come testi
2.7. La testualità
2.8. Ermeneutica della cultura
2.9. Interculturalità
2.10. Scambio simbolico e scambio economico
2.11. Culture e globalizzazione
2.12. Storia e analisi della nozione di crisi

La critica

3.1. Che cos’è la critica?
3.2. Formazione e storia della nozione di critica
3.3. La critica e la vocazione filosofica
3.4. La critica e l’idea di verità
3.5. Critica e ideologia
3.6. Critica e forme del pensiero critico
3.7. Critica e scetticismo
3.8. Critica e illuminismo
3.9. Critica e forme disciplinari del sapere e del potere

La cura di sé e la cura dell’altro

4.1. Terapia e filosofia
4.2. Che cosa significa prendersi cura?
4.3. La cura del mondo
4.4. La cura di sé
4.5. La storia delle forme di cura
4.6. Il sé e l’altro
4.7. Il vocabolario della cura

Aspetti della formazione del canone filosofico occidentale

5.1. La nascita della filosofia dal mito e il rapporto tra mito e filosofia
5.2. Incontro Atene-Gerusalemme: elementi biblici nella formazione del
pensiero occidentale
5.3. Oriente e Occidente. Gli orientalismi
5.4. Teologia e filosofia
5.5. La questione della modernità
5.6. Il canone filosofico e la nozione di canone occidentale
5.7. Il paradigma apocalittico: apocalisse e filosofia
5.8. La questione della contemporaneità
5.9. Il rapporto fra storia e filosofia
5.10. Il rapporto fra scienza e filosofia
5.11. I temi e il canone della filosofia italiana

Il rapporto della filosofia con il mondo della vita

6.1. Storia di alcune delle figure-limite tra vita e filosofia (dolore, menzogna,
dono, caso, ecc.)
6.2. La filosofia e le strutture culturali di personificazione
6.3. Storia dell’individuo e dei dispositivi filosofici di produzione della
soggettività
6.4. Che cos’è la filosofia? Storia e momenti della riflessione della filosofia su sé
stessa

Filosofia come stile di vita, genere letterario e forma d’espressione del sé

7.1. Il rapporto immagine-concetto
7.2. Il rapporto teatro-filosofia
7.3. Il rapporto cinema-filosofia
7.4. Il rapporto musica-filosofia
7.5. La filosofia e i media contemporanei
7.6. La filosofia e la letteratura
7.7. Il problema dell’anti-filosofia
7.8. La filosofia e i suoi stili: stili di vita e stili letterari