Enrico Milan, postdoc, dottorato UniSR in Medicina Molecolare

14 luglio 2016


Nome, cognome, cosa fai attualmente
Mi chiamo Enrico Milan e attualmente sono postdoc nel laboratorio del Professor Simone Cenci “malattie dell’invecchiamento”.

Raccontaci in breve il tuo percorso “scientifico”
Prima di approdare al San Raffaele ho frequentato la triennale in Biotecnologie presso l’Università degli Studi di Padova. Durante il tirocinio della laurea triennale, avevo sentito parlare della qualità della ricerca al San Raffaele ed ho deciso quindi di proseguire i miei studi iscrivendomi a quest’Ateneo. Uno dei motivi fondamentali della scelta di trasferirmi era la presenza di un anno di tirocinio sperimentale in laboratorio, occasione secondo me molto importante per capire cosa sia realmente la ricerca scientifica. Ho svolto il mio tirocinio nel laboratorio della Professoressa Angela Bachi, responsabile, all’epoca, della “Biomolecular Mass Spectrometry Unit”. Quest’esperienza mi ha permesso di imparare una tecnologia, la spettrometria di massa, che in seguito mi è stata molto utile per il mio lavoro di ricerca ed ha tuttora un ruolo chiave nel mio bagaglio professionale. Subito dopo la laurea, ho applicato per i dottorati di ricerca del San Raffaele, vincendo le borse di studio in Immunologia e Biologia del Cancro. Cercando informazioni sui laboratori ospitanti per quegli indirizzi ho conosciuto Simone, che mi è subito apparso molto competente, disponibile ed entusiasta, ed ho quindi deciso di svolgere il dottorato nel suo laboratorio. Mi sono dottorato nel 2014 in Molecular Medicine indirizzo di Biologia e Bioterapia del Cancro. L’anno seguente i risultati del mio dottorato sul ruolo dell’adattatore autofagico p62 nel mieloma multiplo sono stati poi pubblicati su Autophagy. Dopo il dottorato ho trascorso un anno da visiting postdoc nel laboratorio del Dr. Jorge Moscat a La Jolla, vicino a San Diego, al Sanford Burnham Institute.

Qual è il valore aggiunto del San Raffaele rispetto a un altro Ateneo?
Come biotecnologo, mi viene subito da rispondere la “qualità della ricerca”. Infatti già in specialistica ho avuto l’opportunità di inserirmi in un laboratorio con un progetto personale e strumenti all’avanguardia che ero libero di usare. Un altro aspetto unico di questo posto è la presenza di una vera e completa comunità scientifica: se hai un’idea, hai realmente la possibilità di condurre un determinato esperimento a un ottimo livello. Infatti, hai a disposizione molte facilities e soprattutto se hai bisogno di un aiuto da parte di qualche esperto di un determinato settore, hai buona probabilità di trovarlo a un passo dal tuo laboratorio. Qui c’è una grande attenzione all’interazione tra laboratori e questo crea sicuramente un dialogo, un confronto e un’apertura non sempre scontati.

Che consigli daresti a uno studente indeciso se frequentare o meno il dottorato al San Raffaele?
Innanzitutto la scelta principale è quella se fare o meno il dottorato. Sicuramente, i tre anni di dottorato sono l’occasione migliore per metterti alla prova e capire se la ricerca è proprio il lavoro che ti appassiona. Se decidi di fare il dottorato in Italia, il San Raffaele è uno dei posti migliori, anche paragonato ai livelli internazionali. Io penso che andare all’estero sia comunque molto formativo, anch’io infatti ho scelto di fare un’esperienza al di fuori dell’Italia. Questa scelta mi ha permesso anche di apprezzare aspetti positivi del San Raffaele che molto spesso sottovalutiamo abbagliati dal “mito dell’estero”. Come dicevo prima, è un ambiente molto attivo e personalmente sono stato fortunato perché qui mi è sempre stata data ampia libertà di proporre e poi condurre i miei esperimenti. Inoltre considerando che i miei primi anni di dottorato sono coincisi con un periodo economicamente difficile, ho potuto apprezzare il valore della comunità scientifica che non si è mai fermata e scoraggiata. Un altro aspetto positivo è l’integrazione con l’Università, che ti consente di fare anche esperienze di tipo accademico, oltre che di laboratorio: per esempio avendo una passione per l’insegnamento ho avuto la fortuna di poter collaborare con alcuni Professori che mi hanno fatto partecipare al corso di Biologia della 1° anno di Medicina e di Biotecnologie.

La cosa di cui sei più orgoglioso che hai fatto durante la tua carriera scientifica?
Il lavoro di un ricercatore viene ricompensato con le pubblicazioni e posso dirmi soddisfatto di essere riuscito a pubblicare sia il lavoro della specialistica che quello del dottorato. Inoltre con un altro dottorando del laboratorio, Niccolò Pengo, abbiamo pubblicato un lavoro sulla nota rivista Nature Immunology per il quale sono orgoglioso di aver dato il mio contributo mettendo a punto un innovativo esperimento di proteomica.

Cosa vuoi fare da grande?
Mi piace fare ricerca, e nel futuro spero di poter avere il mio laboratorio e proseguire se riuscirò anche in ambito accademico. So benissimo che è una scelta difficile per le incertezze sulle prospettive di carriera. Nutro ancora molta passione per questo lavoro e la scelta di ritornare qui dopo un anno, infatti, è stata dettata dalla voglia di terminare un progetto che avevo iniziato basato su una mia scoperta. Prossimamente rivaluterò cosa fare del mio futuro, ma per ora mi posso dire molto soddisfatto.

Intervista a cura di Eufemia Putortì

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