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Il “doping” naturale dello studente: tè e caffè. Intervista al cervello

06 ottobre 2019
Curiosiscienza

Articolo a firma del Dott. Stefano Erzegovesi, Medico psichiatra e nutrizionista, coordinatore delle attività cliniche e di ricerca al Centro per i Disturbi Alimentari dell’Ospedale San Raffaele di Milano.

Buongiorno ragazzi, sono il vostro cervello.

Visto il periodo di esami, con intense studiate di giorno e di notte, ci tengo a raccontarvi la mia opinione sull’uso di sostanze dopanti (integratori, farmaci o, peggio, droghe) nel periodo di preparazione degli esami. In questo periodo state tutti a dirmi “ma sì, dai, in fondo sono sostanze che ci aiutano a star svegli e attivi, che problema c’è?”.

I problemi ci sono, eccome, e, visto che, alla fine, i guai da gestire me li ritrovo io, ve ne elenco alcuni:

  • Aumentare la vigilanza non vuol dire assolutamente aumentare lo stato di attenzione, concentrazione e memoria: sarete svegli, con gli occhi sbarrati e il cuore che vi batte forte, ma la concentrazione sarà molto più volatile, molto meno “sul pezzo”, con pensieri accelerati che non riescono a stare sulla strada di un ragionamento logico-deduttivo.
  • L’artificiale espansione dell’umore vi renderà falsamente sicuri di voi stessi, quasi spavaldi, del tipo “wow, so tutto benissimo!” e non vi permetterà di approfondire gli argomenti su cui siete più deboli.
  • Oltre che falsamente sicuri e spavaldi, potrete diventare irascibili ed irritabili.
  • Tutti i vasi arteriosi, a furia di essere iperstimolati da queste porcherie, si stringono troppo, finché qualche mia cellula muore inutilmente sul campo. Effetti pericolosi si hanno anche a carico delle arterie più in basso, come quelle di cuore e organi riproduttivi.

Certo che sì, in maniera naturale ed utile alla salute. Eccovi un paio di dritte:

IL CAFFÈ: è ricco di sostanze che mi danno un po’ di sveglia, in maniera delicata, come la caffeina; e, soprattutto, di sostanze utili a non far invecchiare le mie cellule: antiossidanti ed antiinfiammatori, come i polifenoli della famiglia dell’acido clorogenico.

Quanti caffè al giorno? Senza problemi 3 tazzine al giorno, meglio se con qualcosa nello stomaco per evitare sintomi di bruciore o reflusso acido.

Che tipo di caffè? Ideale è l’espresso italiano a tostatura media, che ha il miglior equilibrio tra gusto, quantità di caffeina e presenza di polifenoli antiossidanti.

IL TÈ: sapevate che la teina è chimicamente identica alla caffeina? Sono entrambe 1,3,7-trimetilxantina ed il nome cambia solo per definire la pianta da cui viene estratta.

Vi chiederete se, per svegliarmi, preferisco l’effetto del caffè o del tè. Dipende da cosa devo fare: il caffè mi dà uno stimolo più rapido e concentrato, ideale ad esempio al mattino quando devo iniziare la giornata o dopo un pasto principale. Il tè che, per come è preparato, estrae la teina in maniera più diluita, è ottimo per una pausa di metà mattina, di metà pomeriggio o notturna: le energie riattivanti arrivano più lentamente, ma in maniera più fine e persistente.

Per quanto riguarda il tè, ricordatevi anche di quella specie di scioglilingua di epigallocatechina gallato (o EGCG): è un polifenolo assai prezioso, con azione antiinfiammatoria, antiossidante, antivirale ed antiaggregante piastrinica; se lo prendete durante un pasto, vi aiuta anche a ridurre l’impatto glicemico dei cibi che state mangiando.

Quanti tè al giorno? Senza problemi 3 tazze grandi (300 ml l’una) al giorno.

Che tipo di tè? Il tè verde ha la più alta concentrazione di teina, EGCG ed altri polifenoli antiossidanti, ma non a tutti piace (ha un gusto un po’ amaro). In alternativa, potete usare il classico tè nero o, se volete pochissima teina, tanti polifenoli e un gusto più dolce, il tè bancha hojicha caro alla tradizione giapponese.

Un’ultima raccomandazione, valida sia per il tè sia per il caffè: non aggiungete latte, che non influisce su caffeina/teina ma che blocca la biodisponibilità della maggior parte dei polifenoli antiossidanti.

Intanto buono studio, e ricordatevi di prendervi cura di me!

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