#GRANTWINNERS: identificato nuovo meccanismo coinvolto nella formazione di trombi nei dispositivi LVAD

23 luglio 2019

Grazie a un finanziamento di Fondazione Cariplo per giovani ricercatori è stato possibile studiare i meccanismi alla base della formazione di trombi nei pazienti sottoposti a impianto del dispositivo LVAD (left ventricular assist device). Responsabile del progetto è Filippo Consolo, Ingegnere Biomedico e Ricercatore presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia UniSR.

Il loro studio si è concentrato sulle complicanze tromboembolitiche nei pazienti in cui è stato impiantato LVAD, ossia quelle complicanze che si sviluppano a causa della formazione di trombi (accumulo di piastrine, globuli rossi e/o globuli bianchi) all’interno del dispositivo LVAD. I trombi ostacolano o impediscono il normale funzionamento del dispositivo; questi eventi sono caratterizzati da un elevato tasso di mortalità.

Racconta Filippo Consolo:

“Analizzando i dati presenti in letteratura abbiamo osservato che le complicanze tromboemboliche in pazienti LVAD si verificano spesso come conseguenza di fenomeni di trombosi intraventricolare, vale a dire che il trombo si forma originariamente all’interno del ventricolo e da lì si muove poi all’interno della pompa. Il fatto che in tali pazienti il trombo insorga precisamente nella sede anatomica di impianto del dispositivo ci ha fatto supporre che proprio in quel distretto potessero esistere dei meccanismi, ad oggi non del tutto noti, che favorissero l’insorgenza della patologia”.

Il progetto finanziato si è proposto di analizzare i meccanismi cellulari di interazione tra le piastrine e l’endotelio (rivestimento cellulare interno) del ventricolo. Il team multidisciplinare ha identificato un possibile meccanismo di “innesco” della trombosi intraventricolare, grazie a un effetto combinato di attivazione piastrinica causata da LVAD e attivazione infiammatoria dell’endotelio mediata dalle citochine.

Ad oggi, la terapia antitrombotica usata nei pazienti LVAD non contempla questi fenomeni e non è in grado di prevenirli. Il raggiungimento di tale obiettivo potrebbe portare ad una significativa riduzione del tasso di complicanze di natura tromboembolica. Ridurre le complicanze è fondamentale nella prospettiva di aumentare l’aspettativa di vita dei pazienti”.

Leggi la news completa sul nostro blog UniScienza&Ricerca

Ti potrebbero anche interessare