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4 gennaio: Giornata mondiale dell’alfabeto Braille

04 January 2019
Curiosiscience

In occasione del 4 gennaio, data di nascita di Louis Braille, si celebra la Giornata Mondiale dell’alfabeto Braille: un sistema che ha cambiato completamente il modo di vivere di migliaia di persone con disabilità visiva, consentendo loro di scrivere, leggere e comunicare per iscritto.

Il braille è un sistema di scrittura e lettura per non vedenti messo a punto dal francese Louis Braille nella prima metà del XIX secolo, basato sulla combinazione di sei punti in rilievo e percepibili al tatto: molteplici possibili combinazioni, che possono corrispondere a lettere dell’alfabeto, numeri, segni di interpunzione, simboli matematici, informatici, musicali e chimici.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che nel mondo vi siano 1.3 miliardi di persone con problemi visivi, di cui 36 milioni affette da cecità totale. Per il non vedente, il braille è condizione essenziale di una piena autonomia e di una efficace integrazione nel tessuto sociale, scolastico, lavorativo e culturale.

In quest’articolo riportiamo la storia e qualche curiosità su un sistema che, a due secoli dalla sua nascita, mantiene ancora intatte la propria validità, versatilità e universalità.

L’INVENTORE DEL BRAILLE

Louis Braille nacque a Coupvray, un paesino non lontano da Parigi, il 4 gennaio del 1809. A soli tre anni, nell’officina del padre, un sellaio, si infortunò all’occhio sinistro; a causa dell’estendersi dell’infezione perse la vista anche all’occhio destro, diventando cieco.

A 10 anni Braille entrò a far parte dell’Istituto dei Ciechi di Parigi, uno dei primi istituti al mondo per non vedenti fondato da Valentin Haüy nel 1786. Qui i ragazzi non vedenti sviluppavano quelle abilità pratiche (per lo più costruzione di sedie e ciabatte) che avrebbero consentito loro di trovare un impiego. Contemporaneamente, ai ragazzi presenti nell’Istituto veniva insegnato anche a leggere con il metodo Haüy, che consisteva nel leggere, sfruttando il tatto, delle lettere stampate in rilievo, a tratto continuo, ottenute pressando un filo di rame su un lato della carta per formare un rilievo sull’altro, ma non veniva insegnato loro a scrivere.

Durante le campagne belliche Charles Barbier de La Serre, ex capitano dell’Armata Francese, aveva inventato la “scrittura notturna, un sistema per consentire ai soldati di comunicare tra loro anche di notte ed in assenza di illuminazione. Questo tipo di scrittura era basato su un codice tattile rudimentale che riproduceva le parole in base ai suoni (e non secondo la struttura alfabetica) utilizzando un sistema di dodici punti in rilievo combinati tra loro.

Nel 1821 Barbier pensò di far testare la sua invenzione agli allievi dell’Istituto. Nonostante il sistema piuttosto complesso e poco pratico, l’esperimento fu accolto con entusiasmo ed interesse dai giovani allievi, alcuni dei quali (e tra essi Braille) iniziarono una corrispondenza con Barbier. Rispetto al tratto continuo di Haüy, l’idea di Barbier di utilizzare dei punti in rilievo era senza dubbio un’innovazione: Braille intuì che il laborioso metodo nascondeva un valore che avrebbe potuto fornire, per lui e per i suoi compagni, un sistema di scrittura semplice e razionale.

Appena adolescente, Braille ideò il codice alfabetico che è rimasto pressoché invariato fino ad oggi: 6 punti appositamente posizionati all’interno di un rettangolo ideale e di uno spazio corrispondente a quello del polpastrello del dito indice. Più tardi estese il metodo anche alla matematica (Nemeth Braille) e alla musica (Codice musicale Braille).

Nel 1829 pubblicò “Procedimento per scrivere le parole, la musica e il canto corale per mezzo di punti in rilievo ad uso dei ciechi ed ideato per loro, opera con la quale fece conoscere la scrittura da lui inventata.

Il codice braille incontrò le ostilità di diversi insegnanti, incluso il Direttore dell’Istituto, timoroso che gli studenti potessero utilizzarlo per inviarsi dei messaggi che non sarebbe stato in grado di decifrare. Il governo francese approvò il sistema elaborato da Braille solo nel 1854 (due anni dopo la morte del suo inventore, avvenuta probabilmente per tubercolosi). Nel 1858, i rappresentanti della maggioranza dei Paesi Europei si è incontrata al Congresso Mondiale per i Ciechi, votando per rendere il Braille il sistema di riferimento per la lettura e la scrittura per i non vedenti di tutto il mondo.

UN FONT “INCLUSIVO”: NASCE BRAILLE NEUE

Progettato dal designer giapponese Kosuke Takahashi in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici che si terranno a Tokyo nel 2020, Braille Neue è un carattere innovativo che combina il rilievo della scrittura per non vedenti con la forma delle lettere tradizionali.

Braille Neue prevede l’utilizzo dei puntini, usati in molteplici combinazioni per essere individuati con i polpastrelli, in associazione alla lettera di riferimento rappresentata in perfetta corrispondenza; il font è leggibile da tutti, anche ipovedenti e non vedenti, senza la necessità di utilizzare due testi separati. Spesso non si tiene conto che nei luoghi pubblici i caratteri braille necessitino di spazi dedicati; spiega Takahashi: “Braille Neue ha la possibilità di essere integrato nei luoghi pubblici in modo nuovo, ma anche di sovrapporsi alla segnaletica già esistente, completandola. È facile da implementare ed è un trampolino di lancio per un futuro sostenibile e inclusivo”.

Il font esiste già in due versioni: “Braille Neue Standard” per i caratteri occidentali e “Braille Neue Outline” per gli ideogrammi giapponesi. L’obiettivo del designer è quello di proporre un metodo di comunicazione trasversale universalmente accessibile, col desiderio che si possa adottare in vista dei prossimi Giochi Olimpici e Paralimpici di Tokyo 2020.

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