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I cortisonici in pazienti Covid-19 trattati senza ossigeno aggravano la loro condizione

01 May 2023
Medicine

Una meta-analisi appena pubblicata sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine Evidence evidenzia con solidi dati scientifici come la somministrazione di cortisone, noto anche come corticosteroide o glucocorticoide, nei pazienti affetti da Covid-19 che non necessitano di ossigenoterapia, possa aggravare la loro condizione.

Lo studio è stato coordinato dal professor Giovanni Landoni, direttore del Centro di Ricerca in Anestesia e Terapia Intensiva e dal professor Albero Zangrillo, primario dell’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione Generale, Cardio-Toraco-Vascolare e dell’Area Unica di Terapia Intensiva Cardiologica e Cardiochirurgica.

L’esperienza della pandemia

Dall’inizio della pandemia, sono stati seguiti oltre 6200 pazienti COVID-19 nei reparti dell’Ospedale San Raffaele. Questo ha permesso a medici e ricercatori in prima linea di osservare le caratteristiche di molti pazienti, di proporre nuove tecniche e trattamenti che hanno permesso di migliorare il loro decorso e di aggiungere importanti tasselli per la comprensione di una patologia insidiosa.

Dai lavori scientifici pubblicati, accanto a terapie innovative e alle strategie messe a punto per ridurre l’utilizzo dei ventilatori, sono emersi dati importanti che evidenziano un tasso di mortalità più basso per pazienti COVID-19 trattati nelle Unità di Anestesia e Rianimazione dell’IRCCS Ospedale San Raffaele.

“Grazie all’esperienza maturata nei giorni più intensi della pandemia abbiamo imparato come nelle forme più gravi di malattia, quelle che richiedevano un supporto respiratorio o un ricovero in terapia intensiva, il trattamento farmacologico che risultava più efficace era quello con corticosteroidi. Le evidenze scientifiche dimostravano come fosse in grado di ridurre la mortalità per Covid-10 del 30%”,

spiega Giovanni Landoni, ultimo autore della meta-analisi che conclude:

“Viceversa era possibile che l’utilizzo di questa classe di farmaci immunosopressivi avesse effetti controproducenti in pazienti Covid-19 che però non necessitavano di ossigenoterapia. Il farmaco infatti in alcuni casi era associato a infezioni secondarie, iperglicemia e disturbi della personalità”.

Lo studio

Il team di ricercatori in questa meta-analisi ha aggiunto un punto definitivo prendendo in considerazione diversi lavori scientifici già pubblicati e alcuni dati non ancora pubblicati - grazie alla collaborazione di importati gruppi di ricerca di altri Paesi – che comprendevano un totale di 6634 pazienti adulti affetti da Covid-19 non in ossigenoterapia provenienti da 8 diversi Paesi.

Dei 6634 pazienti, 3704 avevano ricevuto cortisonici (cortisone per via endovenosa o orale senza restrizioni sulla dose o sul tempo di somministrazione) e 2930 avevano ricevuto un trattamento standard con terapia di supporto ed eventualmente antivirali e anticoagulanti simile all’altro gruppo di pazienti ma senza il cortisonico.

I dati analizzati hanno permesso di dimostrare che ogni 27 malati Covid-19, che non necessitavano di ossigeno terapia ma che invece avevano ricevuto cortisone, ve ne era 1 che vedeva la propria condizione aggravarsi proprio a causa della somministrazione del farmaco.

I risultati

Afferma il professor Landoni:

“Anche se i casi gravi di Covid-19 nella popolazione vaccinata Italiana sono pochissimi, i risultati di questo studio permetteranno di evitare la somministrazione di cortisone in stati precoci di Covid-19 in tutto il mondo, dando forza alle raccomandazioni degli esperti e delle società scientifiche che già consigliavano di evitare il cortisone (ma senza solidi dati scientifici a supporto)”. Inoltre, i dati emersi ci aiuteranno a gestire meglio future pandemie virali respiratorie soprattutto in alcuni Paesi, tra cui l’Italia, dove durante la pandemia, i glucocorticoidi venivano spesso prescritti in modo eccessivo”.

Grazie alla semplicità del messaggio e alla prestigiosa rivista di pubblicazione, in poche ore l’articolo è entrato nel top 3% degli articoli scientifici più letti di sempre e rientra negli oltre 1.000 lavori scientifici peer-reviewed pubblicati sulle più importante riviste scientifiche internazionali, frutto del confronto continuo tra i 1.226 ricercatori e clinici dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, impegnati sul fronte Covid dal 2020 ad oggi.

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