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Verso un vaccino contro gli effetti negativi della dieta moderna: UniSR nel team di ricerca

25 luglio 2016
Medicina

Immunizzare contro alcuni batteri intestinali, presenti in sovrannumero quando ci si alimenta con una dieta ricca di grassi, può ridurre gli stati infiammatori e prevenire malattie metaboliche come l’aterosclerosi e il diabete di tipo 2. Coordinatori dell’importante studio, pubblicato su Science Reports, rivista del gruppo Nature, sono i Professori dell’Università Vita-Salute San Raffaele Massimo Clementi e Roberto Burioni, e il Dottor Filippo Canducci, ricercatore presso l’Università dell’Insubria.

Spiega il Prof. Clementi, Ordinario di Microbiologia e Virologia e Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia: “Il microbioma intestinale è quella popolazione di microrganismi commensali, che vivono con noi, che sono importanti per una serie di funzioni fisiologiche: nei bambini favoriscono la maturazione del sistema immunitario, negli adulti cooperano con varie funzioni, come digerire i cibi, o produrre delle sostanze che poi vengono assorbite. In condizioni fisiologiche, il microbioma intestinale svolge un ruolo importantissimo per l’organismo, ma qualche volta, per motivi diversi (ambientali, genetici o anche sconosciuti) vira verso una situazione che viene definita “disbiosi”, cioè prevalgono delle specie batteriche che sono proinfiammatorie. Questi microrganismi innescano un processo di infiammazione, che si ritiene possa favorire delle malattie metaboliche (come il diabete di tipo 2 o l’aterosclerosi) e influenzare in negativo lo stato di salute dell’organismo.”
mento della condizione metabolica alterata a causa della dieta.

Rispetto ai topi non trattati, quelli che hanno ricevuto l’immunizzazione presentano uno stato di salute migliore: ridotti livelli di infiammazione, una ridotta concentrazione di glucosio nel sangue e una progressione più lenta delle placche aterosclerotiche.

Qual è il prossimo passo? “Riteniamo che l’equilibrio del microbioma intestinale sia un elemento importante dello stato di salute, e quindi anche di alcune situazioni patologiche” risponde il Prof. Clementi. “Prossimamente valuteremo la profilassi di questa condizione, attraverso un’immunizzazione con specifiche proteine ad alto potere immunitario; inoltre, finora lo studio è stato condotto solo nel topo, quindi bisognerà capire se c’è una base sperimentale sufficiente per trasferire questi risultati all’uomo.”

In ogni caso, lo studio suggerisce che le risposte adattative dirette contro i microrganismi presenti nel nostro microbioma hanno conseguenze benefiche sistemiche e dimostrano il ruolo chiave di alcune proteine batteriche di superficie in questo meccanismo, che potrebbero essere sfruttate per il trattamento di malattie immuno-metaboliche.

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