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Giornata internazionale dello Sport Universitario: ne parlano gli atleti UniSR

18 maggio 2019
Eventi Scientifici

Università e sport: un binomio cruciale per la creazione delle capacità che definiscono uno stile di vita sano, cittadini sicuri e socialmente responsabili. In quest’ottica, dal 2016 UNESCO e FISU (Federazione Internazionale degli Sport Universitari) hanno incoraggiato l’educazione fisica di qualità nei corsi universitari, stabilendo per il 20 settembre la Giornata internazionale degli sport universitari.

All’Università Vita-Salute San Raffaele crediamo fortemente che la crescita e la formazione individuale passino anche attraverso l’attività sportiva. Gli studenti UniSR possono infatti scegliere tra diverse discipline: arrampicata indoor, basket, calcio, golf, pallavolo, rugby, atletica e cheerleading.

In occasione di questa Giornata Mondiale abbiamo chiesto agli allenatori di tre discipline di raccontarci il loro modo di vivere lo sport da studenti universitari.

PIETRO GOBBI, CAPITANO VOLLEY MASCHILE

Penso che lo sport debba essere parte integrante della vita, e soprattutto della formazione di uno studente universitario. Allenarsi fianco a fianco, condividere la vittoria e la sconfitta, affrontarsi e confrontarsi, lavorare assieme perché l’organizzazione del lavoro e del gioco diventi sempre più efficace, sono compiti che aiutano sia l’atleta che lo studente che è in ciascuno di noi. Il volley UniSR è ormai sinonimo di un’amicizia tra noi ragazzi e ragazze che va ben oltre i confini delle mura universitarie, le differenti Facoltà a cui apparteniamo, il diverso background e la diversa quotidianità di ciascuno. Quando finirà questo mio percorso universitario, e con esso quello sportivo in UniSR, porterò con me volti di persone che mi sono amici sinceri, appartenenti ad una squadra che sarà quella fatta di persone care con cui affronterò e vivrò ogni giorno della vita.

MARCELLA NEGRI, CAPITANO RUGBY FEMMINILE

Ho iniziato a giocare a rugby all’inizio del mio secondo anno di università. Allora non ero più una matricola, tuttavia non mi sentivo ancora parte della vita universitaria. Dal momento in cui ho iniziato a giocare a rugby, la mia vita è cambiata. Avevo risultati migliori agli esami, iniziavo ad avere molti più amici e nel frattempo ho scoperto un fantastico sport. Giocare a rugby significa imparare non solo a rispettare i tuoi compagni di squadra ma anche i tuoi rivali. Inoltre, essere il capitano ti insegna il significato di leadership, una competenza importante in ogni lavoro. Ora inizio il mio 3° anno con la squadra, la quale considero come una seconda famiglia. Essere parte della squadra femminile UniSRugby mi rende orgogliosa ogni giorno ed è un onore essere il loro capitano.

RICCARDO DONÀ, ALLENATORE CALCIO FEMMINILE

Ho sempre praticato sport durante tutto il corso dei miei studi e sono convinto che sia una parte importante della crescita di un individuo. I gruppi sportivi della nostra università, oltre fornire uno sfogo alle lunghe giornate passate sui libri, aiutano anche a stringere nuove amicizie e ad inserirsi al meglio nella comunità di studenti. Accettare il ruolo di allenatore della squadra di calcio femminile è stata la decisione migliore del mio ultimo anno di università: vedo le ragazze migliorare di giorno in giorno, e questo mi spinge a fare del mio meglio non solo sul campo da calcio, ma in tutti i campi della vita.

La Prof.ssa Anna Ogliari, Associato di Psicologia Clinica presso UniSR è Specialista in Psicologia clinica e Psicoterapeuta presso il Servizio di Psicopatologia dello sviluppo. La Prof.ssa è stata anche atleta, campionessa di twirling (tra i riconoscimenti ottenuti con la squadra nazionale: medaglia d’oro al Campionato Europeo a Francoforte 1990, bronzo al Mondiale di Padova 1991, oro team e argento gruppo al Campionato Europeo a Sheffield 1992, bronzo al Mondiale a Genova 1996); ha inoltre seguito la squadra nazionale del mondiale nel 2016, e nel 2017 è stata il medico ufficiale del campionato europeo in Italia.

Nessuno meglio di lei, dunque, per spiegarci in che modo fare sport migliori l’apprendimento e gli effetti che genera sull’attività cognitiva.

Diversi studi hanno dimostrato che lo sport migliora la performance nello studio: è questo uno dei principali benefici dello sport sulla mente e più in generale sulla nostra attività cognitiva. Sappiamo anche che ansia e stress sono nemici delle buone prestazioni degli studenti; una costante attività fisica riduce gli effetti negativi di ansia e stress grazie ad alcuni processi neurochimici. Con l’esercizio fisico i livelli di cortisolo – un ormone stress-relato – diminuiscono, mentre il livello delle endorfine aumenta.

Inoltre alcuni studi in risonanza magnetica, hanno mostrato che la zona cerebrale dell’ippocampo, fondamentale nei processi di memorizzazione, è più estesa nei soggetti che praticano sport rispetto ai soggetti sedentari. Gli sportivi sembrano ottenere risultati migliori nei test di memoria, dimostrano una maggiore capacità di concentrazione e presentano una maggiore coordinazione visuo-spaziale.

Qualsiasi disciplina sportiva permette di godere dei benefici sull’apprendimento e l’attività cognitiva. Tuttavia se si vuole puntare specificatamente a un maggiore sviluppo cognitivo è meglio preferire discipline che non affatichino eccessivamente, dette simmetriche, che impieghino contemporaneamente entrambi gli arti e la parte superiore e inferiore del corpo; che siano complesse, ovvero i cui i movimenti non siano automatizzati e ripetitivi; di squadra, in modo che sia indispensabile interagire continuamente con i compagni.

Tutto questo vale solo per gli adulti? In realtà no. Prima si comincia con la pratica sportiva e l’abitudine al movimento meglio è. Un recente studio longitudinale apparso su Pediatrics ha dimostrato i benefici dell’attività fisica sull’apprendimento di aspetti matematici e linguistici in un campione di 500 bambini di età media 8 anni. Quando l’apprendimento viene appaiato ad una specifica attività fisica le performance nei test di matematica e nei test ortografici migliorano in modo significativo. Infatti il campione che apprendeva attraverso lezioni fisicamente attive (ossia si appaiavano semplici conti o scansioni in sillabe a piccoli esercizi fisici) aveva performance nettamente migliori, come se il loro sviluppo fosse più avanti di circa quattro mesi – che può sembrare poco ma a 8 anni 4 mesi sono tantissimi.

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