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Ipertensione e insufficienza renale: al San Raffaele individuata una variante genica associata a entrambe le patologie

12 febbraio 2019
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Un singolo polimorfismo genico potrebbe essere all’origine di ipertensione arteriosa e insufficienza renale: è il risultato di uno studio pubblicato nello scorso mese di gennaio su American Journal of Kidney Diseases, una delle riviste più prestigiose in ambito nefrologico. Tra gli autori dell’articolo c’è il Prof. Paolo Manunta, Professore Associato di Nefrologia e Direttore della Scuola di Specializzazione in Nefrologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Il nostro Gruppo di Ricerca Clinico è interessato allo studio della genetica delle malattie renali complesse, in particolare di quelle che interessano gran parte della popolazione. È il caso, ad esempio, dell’ipertensione arteriosa, che colpisce il 30-40% dei soggetti adulti”, racconta il Prof. Manunta. “Nel nostro lavoro ci siamo concentrati sulla ricerca delle varianti geniche che possono determinare un aumento dei valori di pressione arteriosa. Abbiamo individuato così una variante puntiforme (C->A) nel gene della Lanosterolo Sintasi, un enzima che è parte della catena biosintetica della ouabaina endogena”.

L’ouabaina endogena è un ormone a lungo considerato un fattore chiave nell’ipertensione arteriosa, identificato nei primi anni ’90 è prodotto e secreto dalle ghiandole surrenali e dall’ipotalamo. Elevati livelli circolanti di ouabaina endogena sono stati descritti nel 40-50% dei pazienti ipertesi e sono stati associati a un progressivo deterioramento della funzione renale.

Una delle complicanze dell’ipertensione arteriosa è l’insufficienza renale che, se non curata, può portare alla dialisi. In quest’ultimo lavoro abbiamo dimostrato che i pazienti portatori della variante A del gene della Lanosterolo Sintasi sono più suscettibili allo sviluppo di danno renale acuto dei portatori della variante C. In collaborazione con i reparti di Cardiochirurgia e Terapia Intensiva Cardiochirurgica del nostro Ospedale, abbiamo selezionato un gruppo di 1000 pazienti sottoposti a intervento di cardiochirurgia. Tra tutti coloro nei quali è insorta l’insufficienza renale acuta circa il 30% è risultato essere portatore della variante A”.

La stessa variante, studiata in un gruppo di 400 pazienti ipertesi in cura da anni presso l’Ambulatorio di Ipertensione, è risultata essere più frequente tra coloro che hanno sviluppato un’insufficienza renale cronica.

“Nonostante le due popolazioni siano differenti e presentino fasi diverse della malattia renale, la variante di Lanosterolo Sintasi coinvolta è la stessa”.

Inoltre, è stata dosato il contenuto di ouabaina endogena nel tessuto renale di pazienti operati per altre patologie renali. “I pazienti portatori della variante A hanno concentrazioni più alte di ouabaina nel tessuto renale, specie nella corteccia, come se avessero un’affinità maggiore per l’ormone”.

Questa scoperta evidenzia il ruolo della ouabaina endogena come nuovo potenziale bersaglio terapeutico nella prevenzione dell’insufficienza renale e del danno renale associato a ipertensione.

Conclude il Prof. Manunta: “Il prossimo passo sarà confermare questi dati su una popolazione più ampia di pazienti. Inoltre, stiamo già sviluppando un modello murino per questa variante genica della Lanosterolo Sintasi allo scopo di valutare l’eventuale insorgenza di ipertensione, i livelli di ouabaina endogena renale e circolante. Su tale modello animale potremo testare un farmaco anti-ouabaina – la rostafuroxina, che è in fase di sperimentazione clinica – nella prevenzione delle patologie ipertensive e renali”.

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