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Trattamenti psicologici in modalità online: pro e contro

20 aprile 2020
Psicologia

L’attuale distanziamento sociale, misura necessaria per il contenimento dei contagi, ha determinato inattesi cambiamenti in ambito di interventi psicologici e psicoterapeutici. In questo momento storico, il ricorso agli strumenti tecnologici sembra rappresentare la soluzione privilegiata per garantire la possibilità di nuovi accessi e per proseguire terapie psicologiche già avviate: una modalità con conseguenti pro e contro. Facciamo una riflessione sulla “telepsicologia” con la Prof.ssa Valentina Di Mattei, Associato di Psicologia Dinamica in UniSR, Specialista in Psicologia Clinica e ricercatrice.

La “telepsicologia”, un sistema diffuso da tempo

L’American Psychological Association definisce la “telepsicologia” come l’“offerta di servizi psicologici attraverso l’uso di varie forme di tecnologie di comunicazione, tra cui telefoni e cellulari, piattaforme online per videoconferenze interattive, email, chat, blog e forum virtuali, social media”.

Diverse forme di EBT&I – Electronic-Based Therapy & Intervention – sono diffuse già da tempo, soprattutto in riferimento alla necessità di offrire interventi di consulenza psicologica e/o di psicoterapia a persone impossibilitate a muoversi, a coloro che risiedono in luoghi che offrono limitati servizi psicologici o che hanno la necessità di comunicare nella propria lingua di origine.

Inoltre, il crescente numero di trasferimenti o viaggi all’estero legati a esigenze formative o professionali ha determinato un notevole aumento nella richiesta di queste forme di intervento. In aggiunta all’ambito strettamente clinico, la telepsicologia trova diverse possibilità di applicazione anche nell’area della e-health o interactive healthcare, dove viene utilizzata al servizio della promozione della salute e della prevenzione di stili di vita dannosi, così come nel settore della psicologia delle organizzazioni e dell’educazione.

Interventi a distanza: vantaggi e criticità

Da anni clinici e ricercatori si stanno interrogando sulla fattibilità ed efficacia degli interventi psicologico clinici e psicoterapeutici a distanza. Diversi contributi hanno messo in luce alcune criticità legate all’uso degli strumenti tecnologici, evidenziando come questi possano:

  • inibire la libertà di espressione del paziente (per es. in casa ci sono altre persone che potrebbero sentire);
  • ostacolare la capacità di attenzione del terapeuta.

Numerosi sono gli autori che considerano l’assenza della fisicità un ostacolo significativo rispetto alla possibilità di un contatto intimo e all’espressione di tematiche più profonde.

Tuttavia, la tendenza a considerare gli interventi psicologici a distanza secondo la logica del confronto con le tecniche “classiche” può impedire di coglierne le risorse. Tra gli innegabili vantaggi:

  • possibilità di instaurare o mantenere relazioni di cura con persone che a causa di oggettive condizioni esterne (come nel caso della presente pandemia) o condizioni personali (si pensi ad esempio agli adolescenti ritirati o a soggetti con significativi aspetti evitanti), avrebbero difficoltà ad accedere a un trattamento “standard”;
  • inoltre, la distanza fisica potrebbe favorire, anziché inibire, un rapporto di fiducia da parte di quegli individui che vivono con fatica la vicinanza fisica. In alcune circostanze, videochiamate e piattaforme virtuali, consentono anche di entrare in modo più diretto e partecipe alla vita dell’altro, permettendo di cogliere aspetti inediti (ad es. scoprire la presenza di teneri peluche nelle stanze di adolescenti ribelli) e di promuovere una diversa intimità.

Tra i possibili benefici, va inoltre evidenziata l’opportunità per il terapeuta, offerta da alcuni strumenti (tra cui Skype, Zoom, WhatsApp..), di osservarsi e vedere le proprie espressioni facciali, i segnali corporei. Questo ‘specchio’ potrebbe agevolare il clinico nel monitorarsi e nel modulare la comunicazione non verbale.

Un’attenzione particolare alla tutela della privacy

A dispetto dell’ampio dibattito nato attorno alla telepsicologia, l’attuale emergenza sembra aver obbligato anche i più scettici a venire a patti con le eventuali limitazioni imposte dalle tecnologie della comunicazione, stimolando una feconda riflessione sulle condizioni indispensabili all’allestimento e all’uso proficuo di un setting virtuale. In tal senso, diverse associazioni internazionali, tra cui l’American Psychological Association e l’International Psychonalytic Association, hanno diffuso alcune generali linee guida di natura tecnica e deontologica per l’uso efficace degli strumenti di telecomunicazione nell’ambito degli interventi psicologici. Tra i principi esposti (consultabili ai seguenti link: American Psychological Association; International Psychoanalytical Association), un ruolo di primo piano viene riservato al rispetto delle norme etico-professionali previste dalla propria legislazione, con particolare riferimento all’importanza di garantire la tutela della privacy e un adeguato trattamento dei dati sensibili.

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