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Arresto cardiaco e rianimazione cardiopolmonare ai tempi del Covid-19

03 giugno 2020
CoVid-19

Articolo a cura di Tommaso Scquizzato, studente dell'International MD Program UniSR, e del Dott. Giacomo Monti, Unità di Anestesia e Rianimazione, IRCCS Ospedale San Raffaele.

 

L’arresto cardiaco improvviso è una delle principali cause di morte in Europa. Ogni anno circa 400 mila persone vanno incontro ad un arresto cardiaco improvviso e meno del 10% sopravvive. Molte di queste persone potrebbero essere salvate grazie all’intervento rapido di un qualunque cittadino che si trovi vicino alla vittima, anche se non addestrato. La sopravvivenza è nelle mani dei primi testimoni dell’arresto cardiaco e dipende dalla tempestività con cui iniziano la rianimazione cardiopolmonare (RCP) e utilizzano un defibrillatore pubblico. Il tempo per intervenire è veramente ristretto: solo se si interviene entro 3-4 minuti le possibilità di sopravvivenza posso essere raddoppiate. In Europa, nella maggior parte dei casi, l’arresto cardiaco è testimoniato da qualcuno che potenzialmente potrebbe essere in grado di iniziare la rianimazione cardiopolmonare ma ciò avviene mediamente solo in 6 casi ogni 10. Poche semplici manovre che potrebbero avere un enorme impatto nella vita di una persona.

L’importanza di soccorrere tempestivamente e adeguatamente le vittime di arresto cardiaco non svanisce durante la pandemia di Covid-19. Siamo consapevoli però che la paura di contrarre il virus potrebbe spaventare chi si dovesse trovare di fronte ad una persona colta da arresto cardiaco con la conseguenza che potrebbe desistere dall’iniziare le manovre di rianimazione che invece potrebbero fare la differenza tra la vita e la morte. Con questo post vogliamo rassicurarvi e spiegarvi come, con poche e semplici ma importanti manovre, prestare soccorso in caso di arresto cardiaco in sicurezza.

Il rischio di infezione

Ogni volta che viene iniziata una rianimazione cardiopolmonare, in particolare in una persona che non si conosce, è presente un certo rischio di infettarsi, associato soprattutto alla valutazione del respiro e alla esecuzione delle ventilazioni. Finora, questo rischio è sempre stato considerato molto basso, in particolare quando paragonato alla morte certa della vittima colpita da arresto cardiaco nel caso in cui non sia iniziata la rianimazione cardiopolmonare. Oggi, invece, in piena fase 2 della pandemia Covid-19, caratterizzata da un graduale incremento delle attività quotidiane e degli spostamenti, potrebbe accadere di trovarsi di fronte ad una persona colpita da un arresto cardiaco. Per questo motivo l’Italian Resuscitation Council (IRC), società scientifica che si occupa della diffusione della cultura e dell’organizzazione della rianimazione cardiopolmonare in Italia, insieme all’European Resuscitation Council (ERC) ha redatto delle linee guida per eseguire la rianimazione cardiopolmonare (RCP) in sicurezza durante la pandemia Covid-19. Queste specifiche raccomandazioni hanno lo scopo di ridurre il rischio di contagio per i soccorritori, evitare che essi diffondano ulteriormente la malattia e di incoraggiare l’esecuzione delle manovre di rianimazione. È importante ricordare che le raccomandazioni che seguono potrebbero cambiare sulla base delle successive e progressive conoscenze riguardo all’epidemia e alle sue caratteristiche.

Considerato che 7 arresti cardiaci su 10 avvengono in casa, chi si trova a dover soccorre una persona che improvvisamente viene colta da arresto cardiaco è più probabilmente un familiare o uno stretto contatto e con molta probabilità è stato già a contatto e di conseguenza esposto al virus. Per cui, in realtà, questo soccorritore deve agire senza esitazione nel soccorrere la vittima di arresto cardiaco in quanto potenzialmente non sta affrontando nuovi rischi.

Come indicato e insegnato anche prima della pandemia Covid-19, il soccorritore occasionale deve almeno iniziare il massaggio cardiaco e utilizzare un defibrillatore semiautomatico (DAE) se disponibile.

Di seguito riportiamo nel dettaglio come comportarsi in caso di arresto cardiaco in un sospetto o confermato caso di Covid-19 mentre attendiamo l’arrivo dell’ambulanza.

Come intervengo, in attesa dell’ambulanza, in caso di arresto cardiaco in un sospetto o confermato caso di Covid-19?

L’arresto cardiaco viene identificato se la vittima non risponde e non respira normalmente. Per verificare la risposta della vittima, è sufficiente scuotere gentilmente la persona afferrandola delicatamente dalle anche e chiamarla ad alta voce non avvicinandosi oltre il suo bacino.

La valutazione del respiro si effettua osservando se la vittima sta respirando normalmente rimanendo di lato alla vittima in corrispondenza del suo bacino e osservando da questa posizione eventuali movimenti del torace e dell’addome. Per ridurre il rischio di infezione durante la pandemia Covid-19, non è raccomandato aprire le vie aeree e posizionare il viso vicino alla bocca e al naso della vittima per verificare se respira.

Se la persona non risponde o non respira normalmente, chiamare immediatamente il servizio di emergenza medica (112 oppure 118) utilizzando, se possibile, un telefono in modalità vivavoce e seguire scrupolosamente le indicazioni fornite al telefono senza riattaccare.

È consigliabile posizionare una mascherina chirurgica o, se non disponibile, un panno/asciugamano sulla bocca e sul naso della vittima per ridurre il rischio di dispersione del virus attraverso la generazione di aerosol. Dopo aver adottato queste precauzioni è possibile iniziare in sicurezza la rianimazione cardiopolmonare con le sole compressioni toraciche (senza ventilazione/bocca a bocca).

Le compressioni toraciche (note anche come massaggio cardiaco) si effettuano inginocchiandosi a lato della vittima, posizionando il palmo di una mano (calcagno) al centro del torace sulla metà inferiore dello sterno e il palmo dell’altra mano sopra la prima intrecciando le dita.

Rimanendo posizionati verticalmente sul torace della persona e tenendo le braccia dritte, iniziare a comprimere verso il basso non meno di 5 cm e non più di 6 cm ad una frequenza di 100-120 compressioni al minuto negli adulti.

Nel caso fosse disponibile un defibrillatore automatico esterno, accenderlo subito e seguire i comandi visivi/vocali del defibrillatore e dell’operatore del 118 al telefono con te. Seguendo le indicazioni, applicare le piastre sul torace nudo della vittima. Se non si è da soli, continuare il massaggio cardiaco mentre vengono posizionate le piastre. Assicurarsi che nessuno tocchi la persona mentre il defibrillatore analizza il ritmo. Se lo shock è consigliato dal defibrillatore, erogarlo premendo il pulsante assicurandosi sempre che nessuno si avvicini e tocchi la vittima. Dopo aver erogato lo shock o se non consigliato, riprendere immediatamente il massaggio cardiaco seguendo le indicazioni.

Nonostante le scarse evidenze scientifiche, una recente revisione sistematica della letteratura ha determinato come il massaggio cardiaco e la rianimazione cardiopolmonare possano generare aerosol. Invece non ci sono evidenze che la defibrillazione generi aerosol e l’utilizzo di un defibrillatore permette di erogare la scarica a dovuta distanza e quindi in sicurezza.

Al termine delle manovre di rianimazione i soccorritori dovrebbero sempre e comunque lavarsi accuratamente le mani e contattare le autorità sanitarie locali per le indicazioni del caso.

In caso di annegamento e nei bambini cambia qualcosa?

È importante distinguere quei casi di arresto cardiaco da causa asfittica, ovvero provocati dall’impossibilità di respirare come negli annegamenti o nei bambini dove frequentemente è la causa scatenante l’arresto cardiaco. In questi casi, i soccorritori devono fare il possibile per soccorrere la vittima con l’ausilio anche delle ventilazioni.

Seguendo gli stessi principi di sicurezza riportati sopra, chi è già stato a contatto con la vittima o chi decide di volere dare tutto il suo contributo per tentare di salvare una vita, può decidere di effettuare anche la ventilazione bocca a bocca, oltre al massaggio cardiaco e all’uso del defibrillatore, correndo un relativo rischio di infezione.

Un altro discorso riguarda chiunque ha l’obbligo di prestare soccorso (come gli assistenti bagnanti). Poiché la ventilazione è una procedura che genera aerosol, andrebbe eseguita allontanando tutti gli astanti non protetti, indossando i dispositivi di protezione (almeno mascherina, occhiali, guanti) e utilizzando la tecnica di ventilazione pallone-maschera con un filtro interposto tra la maschera e il pallone. Chi ricopre un ruolo che lo obbliga a prestare soccorso dovrebbe avere sempre a disposizione almeno i dispositivi di protezione appropriati (compresa una mascherina supplementare per la vittima) e il sistema pallone-filtro-maschera.

Nel malaugurato caso in cui non fossero disponibili le protezioni, vanno seguite le raccomandazioni riportate per il soccorritore occasionale.

Conclusioni

Per concludere, ogni persona che viene colpita da un arresto cardiaco deve essere soccorsa nel modo più tempestivo possibile, senza esitazione ma in sicurezza per sé e per gli altri, ricevendo le manovre di rianimazione cardiopolmonare più adatte anche durante un’emergenza internazionale come la pandemia di COVID-19.

A questo link è possibile seguire la registrazione di un webinar dal titolo “Le Linee Guida ERC per la Rianimazione Cardiopolmonare durante pandemia Covid-19” tenuto da Italian Resuscitation Council il 21 maggio 2020.

 

Immagini nel testo: Italian Resuscitation Council

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