#StarWarsDay: tra Filosofia e Cinema

04 maggio 2018

Il 4 maggio è lo #StarWarsDay e noi ci domandiamo: si può riconoscere una qualche forma di filosofia nella saga di Guerre Stellari?

Per filosofie del cinema si intende un insieme di metodi di analisi dell’opera cinematografica che vanno dagli interrogativi sulla natura dell’immagine alla comprensione dell’argomentazione e della retorica del discorso filmico. La filosofia prende sul serio il cinema come luogo di elaborazione della realtà, di proposta di nuove utopie e di esorcizzazione degli incubi della nostra società. Questo nuovo settore della filosofia applicata non si focalizza però soltanto sul cinema d’autore, ma si rivolge volentieri anche a opere decisamente più pop, con l’intento di svelarne presupposti, metafore e tematiche più profonde che restano sullo sfondo.

Imperdibile in questo senso è l’occasione di analizzare da un punto di vista filosofico i nuovi episodi della fortunata saga di Star Wars, una delle forme della nostra epica contemporanea, anche se in forma di blockbuster: alla profonda dialettica tra luce e ombra e ad alcuni elementi della tragedia classica Disney ha infatti aggiunto un umorismo meno sottile a quello a cui eravamo abituati. La stirpe degli Skywalker, una pop Orestea del nuovo Millennio, ci conduce all’interno di un universo tragico dove il conflitto generazionale è portato agli estremi, dove i padri e i maestri, temuti e amati allo stesso tempo, si scontrano con i propri figli. Padri e maestri che, anche se vengono uccisi (più o meno metaforicamente con Freud) rimangono dentro i figli come una pesante eredità. […] Esso mostra la radice più pericolosa del potere: la convinzione di poter raggiungere una totalità che cancelli ogni differenza, annientando ogni minoranza, che però si presenta come l’utopia della fine di ogni guerra. Tuttavia, un presunto impero pacificato mediante il controllo, che non ha più un opposto da sconfiggere, non è un’immagine di armonia ma una terribile distopia dove sono completamente annientate le libertà e le individualità (non è un caso che le truppe dell’Impero siano tutte mascherate allo stesso modo e non possiedano nemmeno un nome, ma solo un codice).

Fortunatamente, nell’universo di Star Wars a ogni generazione di oppressori c’è sempre un manipolo di ribelli, siano essi piloti spaziali o cavalieri Jedi che sembrano discendere da un ordine medioevale, che rivendicano la libertà e la possibilità di immaginare un ordine possibile al di là di quello proposto dal sistema. D’altronde, l’equilibrio della forza implica che non si possa mai vincere una volta per tutte ma che bisogna sempre tornare a combattere.

 

L’articolo, apparso sul GSD Magazine di Gennaio 2018, è a cura di Maria Russo, Phd in Filosofia UniSR, coordinatrice del Master in Tecniche del Discorso Pubblico e Comunicazione d’Impresa.

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