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#StarWarsDay: tra Filosofia e Cinema

04 maggio 2021
Filosofia

Il 4 maggio è lo Star Wars Day, un giorno in cui i fan di Guerre stellari celebrano la cultura legata all’amatissima saga. Tale data non è frutto di una scelta casuale, ma deriva da un gioco di parole in lingua inglese tra la nota citazione "May the Force be with you" ("Che la Forza sia con te") e la frase "May the fourth be with you" ("Che il 4 maggio sia con te"), generato dal doppio significato della parola May.

In occasione di questa ricorrenza, proponiamo una riflessione (ispirata ad un articolo apparso sul GSD Magazine di Gennaio 2018) della Dott.ssa Maria Russo, Ricercatrice di Filosofia Morale e Docente di Etica della Comunicazione e dei Media e Filosofie del Cinema presso UniSR, che origina da una domanda tanto singolare quanto interessante: Si può riconoscere una qualche forma di filosofia nella saga di Star Wars?

Anzitutto, è necessario chiarire che per filosofie del cinema si intende un insieme di metodi di analisi dell’opera cinematografica che vanno dagli interrogativi sulla natura dell’immagine alla comprensione dell’argomentazione e della retorica del discorso filmico.

La filosofia prende sul serio il cinema come luogo privilegiato della contemporaneità di elaborazione della realtà, di proposta di nuove utopie e di esorcizzazione degli incubi della nostra società. In questo senso, le filosofie del cinema non si focalizzano soltanto sul cinema d’autore, ma si rivolgono anche a opere decisamente più “pop”, con l’intento di svelarne presupposti, metafore e tematiche più profonde che restano sullo sfondo.

Imperdibile in questo senso è l’occasione di analizzare da un punto di vista filosofico i nuovi episodi della fortunata saga di Star Wars, una delle forme della nostra epica contemporanea, anche se in forma di blockbuster. Dalla profonda dialettica tra luce e ombra alla ripresa di alcuni elementi della tragedia classica, Disney ha infatti reinterpretato la trilogia di George Lucas attraverso una ripetizione ripensata delle dinamiche narrative originali.  

La stirpe degli Skywalker, una pop Orestea del nuovo Millennio, ci conduce all’interno di un universo tragico dove il conflitto generazionale è portato agli estremi, dove i padri e i maestri, temuti e amati allo stesso tempo, si scontrano con i propri figli. Padri e maestri che, anche se vengono uccisi (più o meno metaforicamente con Freud) rimangono dentro i figli come una pesante eredità.

Il tema centrale di Episodio VIII - Gli Ultimi Jedi (forse l’episodio più controverso di questa nuova trilogia e l’unico che non è stato diretto da J. J. Abrams), come ci suggerisce in un felice cameo il Maestro Yoda, è il peso del fallimento e il riconoscimento della propria inadeguatezza rispetto alle aspettative dell’altro.

Luke Skywalker, il Jedi leggendario, è il primo a dovere riconoscere i propri errori, che hanno condotto il giovane Ben Solo a reincarnare l’utopia-distopia dell’Impero Galattico di Darth Vader, in questa nuova trilogia più che mai un regime totalitario, a partire dalla sua rappresentazione scenografica.

Il Primo Ordine mostra la radice più pericolosa del potere: la convinzione di poter raggiungere una totalità che cancelli ogni differenza, annientando ogni minoranza, l’utopia della fine di ogni guerra e di ogni disordine. Tuttavia, un presunto impero pacificato mediante il controllo, che non ha più un opposto da sconfiggere, non è un’immagine di armonia, bensì una terribile distopia nella quale sono completamente annientate le libertà individuali (non è un caso che le truppe dell’Impero siano tutte mascherate allo stesso modo e non possiedano nemmeno un nome, ma solo un codice).

Fortunatamente, nell’universo di Star Wars a ogni generazione di oppressori c’è sempre un manipolo di ribelli, siano essi piloti spaziali o cavalieri Jedi che sembrano discendere da un ordine medioevale, che rivendicano la libertà e la possibilità di immaginare un ordine possibile al di là di quello proposto dal sistema. D’altronde, l’equilibrio della forza implica che non si possa mai vincere una volta per tutte, ma che bisogna sempre tornare a combattere.

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