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Coronavirus: come reagiamo al rischio e all’incertezza

25 maggio 2020
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Coronavirus: da settimane sui media si alternano notizie allarmistiche e rassicuranti, dati oggettivi e opinioni personali, facendo prevalere sensazioni di incertezza e di dubbio. Come reagiamo in queste situazioni? Quale può essere un approccio comunicativo ottimale? Come possiamo descrivere l’andamento della paura? Ne parla il Prof. Giuseppe Pantaleo, Ordinario di Psicologia sociale e direttore di UniSR-Social.Lab, il laboratorio di Psicologia sociale della Facoltà di Psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele.

 

“In questi giorni di ‘coronavirus’ i media ci hanno mostrato reazioni contrastanti dinnanzi al pericolo: da un lato, la paura; dall’altro, la tendenza a minimizzare. Si tratta di reazioni note alla Psicologia sociale, che da sempre studia emozioni, motivazioni e comportamenti sociali. In situazioni di incertezza, l’emozione che chiamiamo ‘paura’ tende ad aumentare in proporzione all’importanza delle conseguenze, immaginate o reali, di ciò che l’ha scatenata—nel nostro caso, il rapido diffondersi del contagio. Il ‘contagio sociale’ dilaga velocemente, forse più velocemente di quello reale. Non appena apprendiamo informazioni più precise, però, la situazione cambia: riduciamo l’incertezza tentando di stimare il rischio soggettivo di venire contagiati. Il rischio è quantificabile, anche solo soggettivamente; l’incertezza no. Conoscere il rischio, da un punto di vista psicologico, è rassicurante. Sapere, per esempio, che il virus non è letale, se non in casi particolari, per molti di noi è già un sollievo. A questo punto, però, si verifica un effetto paradossale, ben noto in Psicologia sociale e nitidamente predetto dalla teoria dell’intensità delle emozioni di J.W. Brehm: all’interno di un certo intervallo, all’aumentare dei tentativi di rassicurare i cittadini, aumenterà l’intensità della paura. In tale frangente, quindi, sarà meglio dare poche, precise informazioni rassicuranti, piuttosto che insistere nei tentativi di rassicurazione. Questo è esattamente quanto ha stabilito—per nostra fortuna—il Governo qualche tempo fa, decidendo di cambiare strategia comunicativa: un solo bollettino ufficiale al giorno (questa decisione, ovviamente, non ci ha messo al riparo dal rischio ‘social’, pur rappresentando un passo avanti rispetto ad approcci più empirici). Oltre questo intervallo, un’elevata concentrazione di notizie rassicuranti—chiare, ripetute, univoche nei loro contenuti—non farà semplicemente diminuire, ma addirittura scomparire la paura, che verrà rapidamente sostituita da un nuovo mix di emozioni e comportamenti—sdrammatizzazione, battute divertenti ecc. In altre parole, l’andamento della paura non è lineare; segue una funzione matematica cubica: la paura sarà grande in condizioni di incertezza; ridotta di fronte a poche, chiare notizie rassicuranti; nuovamente elevata in presenza di una quantità maggiore (!) di notizie rassicuranti (ma ancora insufficienti ad arginarla); definitivamente ridotta in presenza di notizie chiare e fortemente rassicuranti.”

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