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SatisFace: l’impatto di social e tecnologie digitali sui giovani adulti

28 giugno 2024
Psicologia

Il Progetto SatisFace

A un anno dalla pubblicazione dei primi risultati, il progetto SatisFACE, ideato dal Centro Universitario di Statistica per le Scienze Biomediche (CUSSB) e realizzato in collaborazione con ricercatori della Facoltà di Psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele (UniSR) e della Facoltà di Biomedicina dell’Università della Svizzera Italiana (USI) prosegue con nuovi target di riferimento, nuovi focus di indagine e nuovi risultati.

Il progetto Satisface è dedicato a differenti gruppi target:

Integrando diverse fonti di dati e competenze specifiche nell’ambito della psicologia, della comunicazione e della psicometria, si propone di fornire un'analisi quali-quantitativa dell’effetto che le tecnologie digitali hanno sugli utenti dei social.

Qual è l’impatto che le tecnologie digitali hanno sull’immagine di sé e sul benessere di chi utilizza i social media?

L’ipotesi di partenza è che la rappresentazione di sé, mediata da una tecnologia sempre più sofisticata, che sfrutta le potenzialità di strumenti come l’intelligenza artificiale e la realtà aumentata, possa modificare il rapporto con la nostra immagine.In particolare con il nostro viso, protagonista delle interazioni digitali, con ricadute non solo nel mondo virtuale dei social media ma anche in quello reale.

La raccolta dati più recente, condotta in collaborazione con l’Università Roma Tre, ha coinvolto 399 giovani adulti tra i 18 e i 30 anni.

L'obiettivo è quello di indagare la relazione con l’immagine di sé, mediata dalle tecnologie digitali, con alcuni focus specifici su:

  • Volto
  • Uso dei social media (Quali social? quanto tempo online? Differenti modalità di utilizzo)
  • Selfie behaviour (frequenza e modalità di scatto, condivisione e modifica dei selfie)
  • Alcuni costrutti psicologici (ansia da aspetto e presenza di sintomi internalizzanti)

I primi dati emersi dall'indagine Satisface sui giovani adulti

La creazione dell’immagine di sé avviene ad oggi in un contesto nuovo ed è sempre più legata all’uso degli strumenti digitali e dei social media. Tra questi, quello più utilizzato è Instagram (solo il 3% non lo usa), seguito a distanza da Youtube (24,6% non lo usa) e TikTok (il 44,6% non lo usa).

Circa l’80% del campione passa più di un’ora al giorno su Instagram: la piattaforma che fa della rappresentazione del volto e della costante visione del volto degli altri il suo focus centrale (il 38% lo usa tra 1 e 2 ore, il 28,4% tra 2 e 4 ore, il 10,3% per 4-6 ore e addirittura il 2,3% per più di 6 ore).

L’uso dei social media è intenso, ma avviene in modo differente: tra gli intervistati prevale un utilizzo passivo dei social media: il 69,3% dei partecipanti evita la condivisione di materiale proprio, ma passa il tempo a visualizzare quello altrui, in particolare foto e video condivise dagli amici. All’interno di questa cornice, i social sono usati con una duplice funzione: scambio di esperienze intra comunità e fonte di informazione.

Focus della ricerca: il rapporto con l’immagine del volto in foto o video

Il focus della ricerca è posto sul rapporto con il proprio viso in immagine: la rappresentazione bidimensionale che si ottiene con un selfie comporta la perdita di molte delle caratteristiche (come le micro-espressioni) che ci contraddistinguono e caratterizzano l’espressività.

Alla domanda: “Che rapporto ritieni di avere con l'immagine del tuo volto riprodotta in foto/video?”

Il 21,3% risponde Positivo e solamente il 2% Molto positivo, a fronte di un 6,8%  Molto Negativo, un 29,3%  Negativo e un 40,6% Neutro.

Indagando nel dettaglio quali parti del viso generino più insoddisfazione, emerge come le attenzioni si concentrino sul naso, sulla grandezza complessiva del naso e sulla forma di profilo. Questo dato è molto interessante, in quanto si lega al noto effetto di distorsione delle proporzioni del naso e del viso dovuta alla distanza troppo ravvicinata con la fotocamera durante lo scatto di un selfie.

Il ruolo del Selfie nell’immagine di sè

Uno degli aspetti più interessanti quando si analizza il fenomeno dell’immagine di sé riguarda il ruolo dei selfie come strumento immediato per confrontarsi con l’immagine di sé.

I risultati confermano che le tipologie dl selfie sono molteplici e riflettono altrettante forme differenti di narrazione e comunicazione. Se l’Autoscatto è diffuso (il 20,1% sostiene di non farne mai) lo è decisamente di più quello fra Amici (non se ne fa solo il 3%); il selfie allo specchio supera in termini di frequenza il selfie tradizionale (20,3% lo scatta molto spesso/sempre) ed è ipotizzabile che sia utilizzato per avere un’anteprima di come ci vedranno gli altri.

Che il selfie sia una forma di comunicazione intracomunitaria lo si può dedurre dalla centralità della famiglia ossia di selfie che ha come soggetto l’ambito familiare (non ne fa mai il 20,1%) e i selfie che immortalano un evento come concerto o un viaggio (solo il 13% non ne fa). Si evidenzia un’interessante differenza intra-generazionale: in altre ricerche del progetto SatisFace è emerso come per preadolescenti e adolescenti il selfie sia spesso un modo divertente di rappresentarsi, al contrario dei giovani adulti.

La rappresentazione del proprio viso tramite selfie

Lo scatto di un selfie è comunque associato ad un momento di autovalutazione del proprio aspetto generato dal confronto sociale online e il 36,8% (54,9% le donne) dei partecipanti riporta di modificare i selfie. Di questi Modifica i selfie prima di condividerli sui Social Media: Raramente il 12,8%, Qualche volta il 34,2%, Spesso il 29,9%, Sempre il 19,7%.

Alcune delle motivazioni delle modifiche apportate ai selfie:

  • Valorizzare al meglio le mie qualità estetiche (11% per nulla, 0,3% poco, 30,8% abbastanza, 34,9% molto e 13% moltissimo)
  • Sentirsi più sicuri di sé/ Aumentare la propria autostima (15,8% per nulla, 18,5% poco, 37% abbastanza, 23,3% molto e 5,5% moltissimo)
  • Apparire come vorrei e nascondere i miei difetti (16,4% per nulla, 25,3% poco, 6,7% abbastanza, 19,9% molto e 11,6% moltissimo)

Dai dati emerge come il rapporto con la rappresentazione del proprio viso tramite un selfie non sia per nulla immediato.

Alla domanda: “Quanti selfie ti scatti mediamente prima di ottenerne uno da condividere sui Social Media?” Soddisfatti del primo sono solo l’8%, ne scattano da 2 a 5 il 43,8%, da 5 a 10 il 27,8% e più di 10 il 20,4%.

Anche nell’ambito delle relazioni social è cruciale il ruolo dei feedback ricevuti a fronte della condivisione e delle interazioni. Se dopo la condivisione di un selfie non si ricevono i feedback attesi, solo l’11,8% non se ne preoccupa, mentre il 56,2% si preoccupa spesso o sempre. È interessante notare che a fronte della preoccupazione riportata non vi è una rimozione del selfie nel 60% dei casi.

Progetto SatisFace: cosa ci racconta l'indagine?

La raccolta dati ha confermato che la rappresentazione dell’immagine di sé è estremamente complessa, così come lo sono le interrelazioni tra le variabili in gioco.

Il mondo dei social media e della tecnologia, infatti, è in costante evoluzione, con nuovi social, app, filtri, funzioni e l'intervento sempre più pervasivo dell'intelligenza artificiale. In questo contesto, sfruttando tecniche di machine learning, come le reti bayesiane e ragionando in un’ottica di network di relazioni, sono stati identificati aspetti cardine nella rete, sui quali le strategie di azione e di prevenzione dovrebbero concentrarsi per migliorare il benessere digitale.

In particolare, focalizzandosi su Instagram, è emerso che all’aumentare del tempo trascorso sul social, vi è:

  • Un aumento della frequenza di scatto di selfie (soprattutto allo specchio) e dell’uso di filtri
  • Un aumento dell’importanza attribuita ai like
  • Un maggior controllo sull’immagine riprodotta in foto
  • Una maggior ansia da aspetto
  • Un ridotto “benessere” psicologico in relazione al proprio volto in generale

Se ci si concentra, invece, su soggetti che riportano livelli di ansia da aspetto elevati, nel momento in cui usano anche molto i social (in particolare Instagram), emerge:

  • un “selfie behaviour” più “problematico” (più selfie e più editing)
  • un controllo dell’immagine digitale maggiore
  • una minor “confidence” con l’aspetto del proprio volto soprattutto in contesti sociali.

Questo approccio permette di esplorare scenari e percorsi alternativi, dalle modalità di uso dei social agli aspetti psicologici e viceversa, che possono essere di interesse per diversi utenti finali, non solo professionisti della salute ma anche per chi si occupa di salute pubblica e health policy in relazione all’uso dei social.

Grazie all'impegno Facoltà di Psicologia di UniSR, le ricerche e le collaborazioni si traducono in progetti innovativi come Satisface, che vanno oltre i confini accademici per diventare tangibili e affrontare l'impatto dei social e delle tecnologie digitali sui giovani adulti.

Esplora le innovazioni che stanno ridefinendo il nostro approccio alla psicologia moderna.

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