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Scuole di specializzazione medica: perché sono in discussione

24 aprile 2026
Ateneo

Le scuole di specializzazione medica in Italia sono al centro di un processo di revisione che coinvolge università, Servizio Sanitario Nazionale e Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR). La scorsa settimana, al MUR, si sono riuniti due tavoli tecnici promossi dal ministro Anna Maria Bernini: uno dedicato all'accesso ai corsi di laurea in Medicina, Odontoiatria e Medicina Veterinaria attraverso il cosiddetto "semestre aperto", l'altro focalizzato sulla formazione specialistica post-laurea. 

È un processo che coinvolge università, Servizio Sanitario Nazionale, ordini professionali e le rappresentanze dei medici in formazione, e che si inserisce in un contesto di carenza strutturale di specialisti che il sistema sanitario nazionale non può ignorare. 

Tra i componenti del tavolo sulle scuole di specializzazione siede il Magnifico Rettore, Professor Enrico Gherlone, Rettore di Università Vita-Salute San Raffaele, al suo terzo mandato, nominato dalla CRUI come rappresentante di tutti gli atenei italiani. Il Prof. Gherlone non è nuovo a questo tipo di tavoli: è membro dell'Osservatorio Nazionale per la Formazione Specialistica, Consigliere del Ministro della Salute per l'area odontoiatrica, e coordina il gruppo di lavoro sull'accreditamento delle specialità chirurgiche e non mediche, comprese quelle odontoiatriche. La sua presenza riunisce in una sola figura il punto di vista dell'ateneo, quello clinico (dirige il Dipartimento di Odontoiatria dell'IRCCS Ospedale San Raffaele) e quello istituzionale. 

Quanti medici specialisti mancano in Italia

I numeri aiutano a capire perché il tema sia diventato urgente. Nel concorso per le scuole di specializzazione 2025-2026, a fronte di 14.493 contratti disponibili, ne sono stati assegnati 12.248 (una copertura dell'85%), con tassi di accettazione particolarmente bassi in aree critiche per il funzionamento del SSN: medicina d'emergenza-urgenza, chirurgia generale, medicina di comunità, radioterapia e le specialità di laboratorio. (DATI OCSE GIMBE) 

Non è una questione di scarsità di laureati. È una questione di attrattività: alcune specialità non vengono scelte perché le condizioni economiche e lavorative durante la formazione non reggono il confronto con il privato o con i percorsi all'estero. Tra il 2026 e il 2038 andranno in pensione oltre 39.000 medici dipendenti, con una riduzione media di circa 5.000 unità l'anno. Senza interventi mirati sulla formazione specialistica, quella riduzione sarà difficile da compensare. 

Quali novità sono state già introdotte

Le misure già introdotte muovono su due direttrici: quella economica e quella della flessibilità lavorativa. Sul piano economico, la Legge di Bilancio 2025 ha introdotto alcune novità rilevanti. A decorrere dall'anno accademico 2025-2026, la parte fissa del trattamento economico degli specializzandi è aumentata del 5% per tutte le specializzazioni, mentre la parte variabile cresce del 50% per le discipline più critiche — tra cui medicina d'emergenza-urgenza, chirurgia generale, malattie infettive, geriatria e radioterapia. (Legge n. 207 del 30 dicembre 2024) Una misura asimmetrica, pensata per incentivare le scelte nelle aree più carenti. 

Sul piano della flessibilità, fino al 31 dicembre 2026 i medici specializzandi di tutti gli anni possono svolgere fino a 8 ore settimanali di attività libero-professionale o in collaborazione coordinata e continuativa, al di fuori dell'orario formativo, senza dover richiedere nullaosta al proprio ateneo. Anaao Una misura transitoria, ma che rende il percorso economicamente più sostenibile mentre si costruisce un modello strutturale. 

Meno discussa, ma ugualmente rilevante per chi ha una formazione diversa da quella medica, è un'altra novità introdotta dalla stessa legge: i laureati in odontoiatria, veterinaria, farmacia, biologia, chimica, fisica e psicologia che accedono alle scuole di specializzazione ora ricevono per la prima volta una borsa di studio, pari a 4.773 euro lordi annui. Prima, non erano previsti compensi. 

Scuole di specializzazione in odontoiatria

Le scuole di specializzazione in area odontoiatrica (Chirurgia Orale, Ortognatodonzia e Odontoiatria Pediatrica) seguono regole diverse da quelle delle specializzazioni mediche. Hanno durata triennale (180 CFU), accesso tramite concorso per titoli ed esami, e posti assegnati annualmente dal MUR con un decreto di riparto che determina la capacità ricettiva di ciascun ateneo accreditato. Rientrano nella categoria delle specializzazioni non mediche: come abbiamo raccontato fino all'anno accademico 2024-2025 i loro iscritti non ricevevano alcuna borsa di studio. È per questo che la novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 (4.773 euro lordi annui a partire dall'a.a. 2025-2026) ha un peso specifico maggiore per questa categoria rispetto alle specializzazioni mediche, che una borsa la percepivano già. 

Il nodo critico è procedurale oltre che strutturale: i bandi vengono pubblicati prima che il decreto ministeriale indichi il numero definitivo dei posti, creando un'incertezza che rallenta il processo di immatricolazione. Il confronto tra atenei, SSN e ministero nei tavoli tecnici mira anche a rendere questo ciclo più prevedibile. 

Cosa significa per chi studia in UniSR

UniSR forma medici e odontoiatri in un contesto che integra formazione universitaria e pratica clinica all'interno dello stesso campus. La prossimità con l'Ospedale San Raffaele, uno dei principali poli di ricerca e cura in Italia, non è solo un elemento logistico: gli studenti entrano in contatto con la complessità clinica reale già durante il percorso di laurea, prima ancora di accedere alla specializzazione. Tra gli obiettivi del più ampio processo di riforma figura proprio il rafforzamento del collegamento tra rete formativa universitaria e strutture del SSN. 

I lavori proseguiranno nei prossimi mesi con incontri periodici. Per chi sta valutando un percorso post-laurea in area medica o odontoiatrica, seguire l'evoluzione di questo processo significa capire in anticipo in quale sistema formativo ci si troverà a operare. 

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