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In ricordo di Claudio Rugarli e Jacopo Meldolesi

24 agosto 2026
Ateneo
In ricordo di Claudio Rugarli e Jacopo Meldolesi

La scomparsa dei Professori Claudio Rugarli e Jacopo Meldolesi priva UniSR di due figure che hanno contribuito in modo decisivo a darle forma.

«Due maestri uniti dal rigore, dalla passione per la conoscenza, dalla capacità di trasmetterla e da una profonda attenzione per le persone. Di Claudio Rugarli ricorderemo lo stile signorile e il valore attribuito all’ascolto e alla relazione di cura; di Jacopo Meldolesi la curiosità mai spenta, la generosità intellettuale e la fiducia con cui sapeva accompagnare chi si avvicinava alla Ricerca. La loro grandezza scientifica è stata inseparabile dalla loro umanità: è anche per questo che lasciano un vuoto così profondo». Così li ricorda il Magnifico Rettore, Prof. Enrico Gherlone.

A questo ricordo si unisce tutta la Comunità Accademica, con gratitudine e profonda commozione, nella consapevolezza che la loro eredità continuerà a vivere nell’identità dell’Ateneo e nelle persone che hanno incontrato.

​​​​​​​Claudio Rugarli

È scomparso all’età di 97 anni Claudio Rugarli, Professore Emerito di Medicina Interna e figura fondativa nella storia del nostro Ateneo. Una vita lunga e intensa, dedicata alla medicina, alla conoscenza e alla formazione.

Dal 1997 il Professor Rugarli guidò il Comitato Ordinatore per l’istituzione della Facoltà di Medicina e Chirurgia UniSR, della quale divenne il primo Preside, mantenendo l’incarico fino al 2002. Contribuì così in modo determinante a definirne l’identità scientifica, didattica e culturale. Fu successivamente Delegato Rettorale per la nascente Facoltà di Filosofia e Pro-Rettore dell’Università, assumendo un ruolo che attraversò e mise in dialogo ambiti diversi dell’Ateneo.

Clinico, scienziato e maestro, per oltre vent’anni diresse l’Unità Operativa di Medicina e il Laboratorio di Immunologia dei Tumori dell’Istituto Scientifico San Raffaele. La sua attività di ricerca, documentata da circa 250 pubblicazioni, si concentrò inizialmente sull’aterosclerosi e successivamente sull’immunologia clinica, con particolare attenzione all’immunologia dei tumori e all’autoimmunità. Alla ricerca e alla pratica clinica affiancò un impegno costante nella metodologia e nella pedagogia medica, contribuendo alla formazione di generazioni di persone che hanno studiato e praticato la medicina.

Il suo nome resta legato a Medicina interna sistematica, pubblicato per la prima volta nel 1986 e divenuto un classico della formazione medica italiana. Giunto nel 2021 all’ottava edizione, il trattato è ancora oggi un punto di riferimento per lo studio della disciplina, distinguendosi in particolare per l’attenzione al processo diagnostico e al ragionamento clinico.

Nella visione del Professor Rugarli, la medicina non si esauriva nella conoscenza della malattia. Al centro della cura rimaneva la persona, nella sua unicità e complessità. A questo tema dedicò anche Medici a metà. Quel che manca nella relazione di cura, pubblicato nel 2017: una riflessione sul rischio che il progresso tecnologico e la conoscenza specialistica facciano perdere di vista l’ascolto, la relazione e la comprensione profonda di chi vive la malattia.

Questa concezione della medicina esprime un tratto essenziale dell’identità di UniSR: l’interrogativo Quid est homo?, che mette in relazione Medicina, Psicologia e Filosofia nella ricerca di una conoscenza integrale dell’essere umano. Il Professor Rugarli incarnò questa visione fin dalle origini.

Al rigore e alla vastità della sua cultura univa passione, garbo e una profonda gentilezza. Autentico signore nei modi e nelle relazioni, fu una figura stimata ben oltre la comunità del San Raffaele e un punto di riferimento per il mondo della medicina italiana.

C’è chi sostiene che i maestri siano le persone la cui voce continuiamo a sentire, molti anni dopo, mentre cerchiamo di capire qualcosa. Generazioni di persone che si sono formate con lui, davanti ai casi clinici più strani, hanno detto e pensato tante volte «Qui ci vorrebbe Rugarli». E continueranno a farlo.

La Comunità Accademica dell’Università Vita-Salute San Raffaele si stringe con sincera partecipazione alla moglie, ai figli e ai nipoti, così come a tutte le persone che ne hanno condiviso il percorso umano e professionale, ricordando con profonda riconoscenza il contributo decisivo del Professor Rugarli alla storia e all’identità dell’Ateneo.

Jacopo Meldolesi

La scomparsa di Jacopo Meldolesi, Professore Emerito di Farmacologia e figura fondamentale nella storia scientifica del San Raffaele, lascia un vuoto profondo in una Comunità che per molti anni ne ha riconosciuto la presenza autorevole, familiare e preziosa.

Formatosi tra l’Università degli Studi di Milano e la Rockefeller University di New York, dove lavorò con il premio Nobel George E. Palade, dedicò la propria vita alla comprensione dei meccanismi fondamentali della cellula. Le sue ricerche sulla secrezione cellulare, sui neurotrasmettitori e sul ruolo del calcio nella comunicazione tra le cellule contribuirono allo sviluppo della moderna neurobiologia cellulare e molecolare, facendo di lui un punto di riferimento internazionale.

È al San Raffaele che il suo percorso scientifico si intrecciò con la storia di un luogo e delle persone che lo hanno abitato. Fu Direttore della Ricerca, primo Direttore del DIBIT e, successivamente, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze. Dal 1999 insegnò Farmacologia in UniSR, divenendone poi Professore Emerito. In una fase decisiva per la crescita della ricerca biomedica del Campus, contribuì a costruire non soltanto strutture e programmi, ma una vera scuola scientifica, nella quale si sono formate persone che hanno poi proseguito il proprio percorso di ricerca in Italia e all’estero.

Chi lo ha incontrato nelle aule e nei laboratori ne ricorda la capacità di rendere affascinanti anche le questioni più complesse, di trasmettere sicurezza senza semplificare e di accompagnare ogni risposta con una nuova domanda. Al rigore univa curiosità, generosità e una disponibilità autentica verso le persone. Per il Professor Meldolesi la ricerca non era soltanto un mestiere, ma un modo di guardare il mondo: un esercizio quotidiano di comprensione che lo accompagnò per tutta la vita. Alla sua scomparsa, persone a lui vicine lo hanno ricordato con queste parole: «Ci hai insegnato cosa vuol dire essere un ricercatore, prima ancora di fare Ricerca. E ricercatore lo si rimane sempre, per tutta la vita, come hai dimostrato fino all’ultimo».

L’elezione a membro dell’EMBO, dell’Academia Europaea e dell’Accademia Nazionale dei Lincei e i prestigiosi riconoscimenti ricevuti testimoniano la sua statura scientifica. La sua eredità vive anche nelle persone che ha formato. Le loro parole ne restituiscono lo spirito: «La curiosità prima delle appartenenze disciplinari. Il rigore senza bisogno di esibirlo. La convinzione che fare Ricerca significhi innanzitutto capire, e che per capire sia necessario continuare a farsi domande, anche quando le risposte sembrano già acquisite».

La Comunità Accademica dell’Università Vita-Salute San Raffaele si stringe con affetto alla moglie e a tutta la famiglia, ricordando con profonda riconoscenza una presenza che ha segnato la storia scientifica e umana del San Raffaele.

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