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Il benessere degli operatori sociosanitari per una migliore cura dell’anziano

26 maggio 2020
Premi e riconoscimenti

Quali aspetti strutturali, nelle istituzioni socio-sanitarie dedicate ai pazienti anziani, incidono in termini di tempi e spazi sulla qualità del lavoro dei professionisti? Quali sono le ricadute sul paziente? Quali dilemmi morali ricorrono nella cura della persona fragile? In che modo possono complicare l’erogazione delle cure e come affrontarli?

A queste domande si impegna a rispondere la collaborazione strutturata e interdisciplinare fra la Facoltà di Medicina e Chirurgia e la Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, vincitori del bando Cariplo “Ricerca sociale sull'invecchiamento: persone, luoghi, relazioni” con il loro progetto “Home, hospitals, humans: the impact of space and time in long term care delivery and aging”. Lo scopo principale è indagare l’impatto di luoghi, tempi e relazioni sul benessere degli operatori sociosanitari, nella misura in cui questo ricade a sua volta sul benessere della persona ricoverata in ospedale o assistita sul territorio. Coordinatore del progetto è il Prof. Roberto Mordacci, Preside della Facoltà di Filosofia e Ordinario di Filosofia Morale UniSR.

Gli obiettivi del progetto

Avvalendosi dei metodi peculiari sia della ricerca empirica (analisi quantitativa, qualitativa, revisioni della letteratura) sia della riflessione filosofica (quali sono i principi etico-filosofici soggiacenti alla cura della persona fragile, ad esempio le sfide), il progetto si pone più precisamente i seguenti obiettivi:

  1. individuare le caratteristiche ambientali e organizzative del setting assistenziale (ospedaliero vs residenziale) che impattano sul benessere degli operatori (medici, infermieristici, sociosanitari, caregiver) e sul conseguente benessere degli anziani;
  2. individuare al loro interno le ragioni specifiche per cui negli operatori insorgono fenomeni di logorio psicofisico, burnout e moral distress, in quanto peculiari della cura dell’anziano;
  3. individuare quali sono i principi etici che generano l’insorgere di questi fenomeni: ad esempio, moral uncertainty (difficoltà a capire qual è la soluzione migliore in un certo momento, in un certo contesto, per un certo paziente), moral dilemma (difficoltà a capire, fra diverse alternative percorribili, quale sia la migliore), moral distress (difficoltà ad implementare l’azione ritenuta più giusta a causa di difficoltà organizzative e ambientali);
  4. individuare, predisporre e mettere alla prova un intervento formativo specifico volto a supportare gli operatori nel migliorare la loro capacità di sopportare questi fenomeni di stress, attraverso metodi educativi misti (dalla simulazione alla discussione alla lezione frontale), allenando la loro capacità di ragionare e agire in condizioni di complessità, laddove interagiscono le esigenze dell'organizzazione, le esigenze del personale, le esigenze dei pazienti, le esigenze delle famiglie e della società.

L’importanza di questo studio

Racconta il Dott. Federico Pennestrì, collaboratore del progetto, Dottore di Ricerca in Filosofia e Scienze della Mente e docente di “Riabilitazione nel mondo” (Corso di Laurea Magistrale in Scienze Riabilitative delle Professioni Sanitarie) e “Bioethics” (IMD Program) presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia UniSR:

“Lo studio è nato dalla necessità di supportare i professionisti sociosanitari ad agire in contesti sempre più complessi ed esigenti, specialmente dato l’incremento di pazienti anziani, cronici e affetti da vari gradi di fragilità sociale. Per questi ultimi, la nostra ricerca vorrebbe garantire la migliore assistenza tecnica e relazionale possibile; nel caso di quegli anziani che invece – pur avendo necessità di essere istituzionalizzati – presentano caratteristiche fisiche, psicologiche e sociali migliori, per far sì che la stessa istituzionalizzazione non comporti una perdita di interesse e partecipazione rispetto ai propri desideri e alla propria vita”.

Aggiunge la Dott.ssa Noemi Giannetta, ricercatrice UniSR e dottoranda presso l’Università Tor Vergata di Roma, impegnata nella ricerca empirica del fenomeno:

“Il concetto di cura è tanto antico quanto denso di sfumature. Ci si prende cura di un altro essere umano ogni volta che lo si ama, ma anche ogni volta che si trasforma il mondo per renderlo per lui più accogliente – che ne sia consapevole o meno, che lo si faccia con amore o meno. Nel caso del medico e dell’intera équipe sanitaria è chiaro come la stessa professione abbia i tratti di una vocazione alla cura del prossimo. Una fitta trama di procedure ha in qualche modo messo in secondo piano, almeno nella letteratura scientifica contemporanea, l’attenzione alla cura del ben-essere del paziente, allontanando l’operatore dal “cliente” e incapsulando il primo in una impenetrabile sfera di tecnicismi. L’ambizioso obiettivo di fondo di questo lavoro di ricerca è rovesciare questo paradigma e declinare l’insieme di attenzioni che afferiscono alla sfera concettuale della “cura” nell’ambito di una professione infermieristica e sanitaria in generale, che impara a dominare i processi della tecnica e diventa così titolare di un potere buono che ne amplifica le capacità di intervento nello spazio e nel tempo senza negare l’umanità delle cure (in senso tecnico) alla persona fragile e/o anziana”.

Le stesse strutture assistenziali possono avvalersi dei risultati della ricerca per aiutare i propri professionisti a reggere le sfide peculiari di questo tipo di pazienti e cittadini, pur considerando i limiti strutturali e organizzativi che purtroppo non dipendono dalle stesse strutture. “In questo contesto, la maggior parte dei problemi assistenziali oggi non sono frutto degli errori di singoli professionisti, né di mancanze delle singole strutture, ma della crescente complessità dei bisogni posti loro dai pazienti, molto spesso a fronte di risorse limitate”.

Riprende il Dott. Pennestrì: “Ad ora, la ricerca ha prodotto una revisione sistematica della letteratura sulle metodologie di misurazione scientifica del moral distress negli operatori sanitari, e una revisione di scopo della letteratura sui determinanti ambientali e relazionali di questo fenomeno nel caso specifico degli infermieri, entrambi sottoposte a revisione presso riviste autorevoli nel settore”. In attesa di entrare nella fase strettamente empirica del progetto, che prevede la somministrazione di questionari e le interviste ad operatori ospedalieri e territoriali, la ricerca sta proseguendo su tre fronti:

  1. nella ricerca di strumenti specifici per misurare il moral distress in diversi contesti;
  2. nella ricerca dei determinanti ambientali e relazionali di burnout e moral distress nel caso specifico dei medici;
  3. nella costruzione dell’intervento formativo finale, mettendo a sintesi i risultati preliminari della ricerca e le pratiche ed evidenze internazionali.

Un finanziamento che ricompensa un team multidisciplinare

Il team della ricerca è composto da un team multidisciplinare di filosofi e infermieri, composto rispettivamente dalla Prof.ssa Roberta Sala, Ordinario di Filosofia Politica UniSR, dal Prof. Mordacci e dal Dott. Pennestrì; e dal Prof. Duilio Fiorenzo Manara, Associato di Scienze Infermieristiche UniSR, la Dott.ssa Giannetta e la Dott.ssa Giulia Villa, ricercatrice e infermiera di OSR.

Conclude il Dott. Pennestrì: “Aver ricevuto questo finanziamento Cariplo offre al nostro team multidisciplinare di filosofi e sanitari l’occasione di contribuire, secondo le rispettive competenze, a migliorare la quotidianità degli operatori e dei pazienti che vivono la realtà degli ospedali e delle residenze assistenziali, evidentemente in modo compatibile rispetto alle esigenze e alle disponibilità delle singole strutture. Una prospettiva come questa, fortemente multidisciplinare, rende onore all’animo scientifico e umanistico che da della nostra Università un’eccellenza internazionale”.

Il gruppo di ricerca ha recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista International Journal of Nursing Studies una revisione sistematica con l’obiettivo di riassumere e valutare le proprietà psicometriche degli strumenti che quantificano il fenomeno del moral distress negli operatori sanitari. Dai risultati emerge che gli strumenti basati sulla teoria di Corley, in grado di quantificare frequenza e intensità del moral distress, sono quelli più frequentemente utilizzati dai ricercatori internazionali, validati in diversi contesti clinici e adattati ad ogni tipologia professionale. Clicca qui per leggere la review

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